16.2.08

Armi da fuoco e dintorni







Sostanzialmente non ho nulla che posso classificare come "hobby" (parola che, personalmente, trovo odiosa).
Quando non lavoro, o dormo oppure ho altre attività.
Sicuramente l'allenamento fisico è preponderante rispetto alle altre attività non lavorative.
Per allenamento intendo un regime di fitness molto personalizzato che mi sono creato negli anni, e allenamento nelle Arti Marziali (decisamente diminuito, però, rispetto a solo cinque o sei anni fa).

Poi c'è l'attività "stagionale" con le armi da fuoco.
Ho frequentato poligoni UITS, ma in quelle strutture, a parte la "roulette russa" che può capitare se il nostro vicino di piazzola è un rincretinito pieno di sè indisciplinato autodidatta, non s'impara il tiro "reale". Chi fa queste cose per mestiere sa di cosa parlo.
Un conto è imparare a fare "centro", un conto è saper maneggiare un'arma in un contesto dinamico e dove si sta simulando una pessima situazione di difesa.
Sicuramente queto mio post farà esplodere il risentimento di qualche frequentatore assiduo di poligoni UITS, ma non è mia intenzione offendere dei seri tesserati che coltivano uno sport.
Dico semplicemente che preferisco praticare cose diverse, in un ambiente diverso.
Innanzitutto il mio atteggiamento nei confronti delle armi da fuoco non è definibile come "passione" (parola da esaminare attenatemente quando è affiancata alle armi... ;-) ), ma bensì come un misto di curiosità e Rispetto assoluto.

Non è spassoso sparare con un'arma da fuoco.
Se cerchiamo di capire cosa ci possiamo fare e di farlo al meglio, è esattamente (quasi) il contrario.
Il margine per errori e distrazioni è minimo.
A questa frase immagino già della gente sbadigliare, oppure esprimere sufficienza.
...E ogni anno gli ospedali si riempiono di "esperti di maneggio di armi da fuoco".

Non è lo scopo di questo Blog dire quale esperienza ho in merito (di testimonianze di comportamenti errati in poligono di tiro, per intenderci), ma basta che facciate qualche ricerca per capire che attività saltuaria stagionale faccio. ;-)
Possiedo due Glock (in calibro diverso) e una carabina FEG.
Così, appena mi è possibile,e con la bella stagione, ci si allena a colpire dinamicamente bersagli antropomorfi, e a testare le basi del tiro (che per quanto c'è gente che vuole campare dicendo il contrario) sono sempre le solite da almeno novant'anni.
Poi, si crea qualche "situazione", e la si elabora e testa dinamicamente, senza scadere in esercizi "prendi la papera al volo" cronometrati.
Utilità di queste attività?
Rispondo con una domanda: utilità di andare in palestra a menare un sacco, o cacciare urli mentre si "picchia" una persona cooperativa che conosciamo, vestiti con un pigiama bianco? ;-)
Imparere a difendersi? Imparare un'Arte Marziale?
Certo. E per me imparare ad usare le armi da fuoco è apprendere l'Arte Marziale definitiva.
Per l'immaginario collettivo la tecnologia nelle Arti Marziali si ferma, forse, all'arco e frecce (neanche la balestra). La spada (immancabilmente una di design giapponese magari) è l'unica Arma il cui apprendimento all'uso è considerata Arte Marziale.
Siamo in pochi ad affermare che bisogna "pensare" l'addestramento all'uso delle armi da fuoco come Arte Marziale completa e degna come tutte le altre Arti esistenti.
Cos'è un'Arte Marziale? Disciplina, allenamento costante ed intenso, sforzi intesi a raggiungere un miglioramento della tecnica, con una crescita dell'abilità personale e una concreta consapevolezza delle proprie capacità. Vi posso assicurare che sono caratteristiche che si possono sviluppare anche allenandosi con le armi da fuoco.
In compenso c'è strapieno di possessori di armi da fuoco ("per difesa abitativa"), assolutamente autodidatti, che ogni tanto colorano la cronaca con qualche incidente.
Possedere un'arma da fuoco permette ad una persona fisicamente debole di ammazzare una o più persone, senza troppe difficoltà. Questa capacità dev'essere disciplinata, assolutamente.
Potrà anche sembrarvi strano, ma io sono assolutamente contrario alla vendita (quasi) indiscriminata di armi che c'è in Italia, e sono il primo a dire che la legislazione in merito, è volutamente "grigia", per permettere di mantenere vivo il mercato della gente che si compra la pistola "da tenere in casa, che non si sa mai".
Io sono per un'assoluta responsabilizzazione degli utenti di armi da fuoco. Con esami (SERI), con corsi di maneggio (SERI) e con richiami periodici.
Ti fanno prendere la patente dell'auto con un esame, ma se non si hanno condanne particolari (per ottenere il famoso nulla osta all'acquisto), basta andare in armeria per comprare una pistola, per tenerla in casa. E poi ci si lamenta che ci sono troppe armi in giro e che ogni tanto ci scappa il morto. E non mi riferisco alla cronaca (con cadenza biennale in Italia, fateci caso) di gente che da fuori di matto, si barrica in casa, ed inizia a fare il tiro al piccione dal balcone di casa. Parlo di centinaia di piccoli (o grandi) incidenti domestici (la cui quasi totalità non raggiunge la cronaca nazionale) in cui il cretino di turno si spara addosso (o ferisce qualcuno) in casa propria perchè manco si ricorda se la sua pistola è in sicura o meno. Gente con queste capacità di gestione dell'arma, nel malaugurato caso che debba davvero affrontare una situazione d'emergenza in casa sua, come cavolo si comporterebbe? A voi la risposta.
Un piccolo grande appello ai possessori di armi da fuoco "per difesa abitativa": Imparate seriamente ad usarle, o vendetele oggi stesso. Per seriamente non intendo l'andare due volte al mese al poligono UITS a bucare un foglietto a 25 metri da fermi. In casa vostra le distanze sono al massimo sette metri, e l'eventuale bersaglio da neutralizzare non sta fermo...
Se non imparate a gestire l'arma (o le armi) che avete in casa, state solo rimandando un terribile incidente casalingo. Si, porto sfiga.

Per tutti coloro che praticano la nobile Arte del Tiro a Segno con dedizione e disciplina: questo post non è rivolto a Voi. Buona attività.

12.2.08

Tic... Tac... Tic... Tac...

Penso che sia la sindrome di ogni scrittore esordiente (e non...).
I tempi di risposta delle Case Editrici.
Fin troppi Blog (italiani e stranieri) sono intasati di storie di scrittori che trepidano per l'attesa di una risposta di una Casa Editrice.
Mandano via 14.000 copie del loro manoscritto, anche alla casa editrice più sconosciuta dello Stivale Italico, e poi girano una clessidra. E guardano la sabbia scorrere, sospirando.
Io ho avuto un approccio ben differente.
Il mio romanzo ha argomenti fortemente politicizzati e individuano con precisione un segmento (piuttosto ampio) di lettori.
Solo quattro Case Editrici italiane avrebbero "il fegato" di pubblicarlo, e solo a queste mi sono rivolto (in due casi ho solo mandato delle email informative a Case Editrici minori, ricevendo risposte che dire che sono incoerenti è fargli un complimento :-D ).
Di queste quattro tre hanno risposto. Una positivamente, e sta valutando il romanzo nel suo insieme totale.
Nel mentre, "lavoro" di P.O.D.
Fortunato?
Certo.
Ho bussato subito alle porte giuste?
Penso di si.
Sono lenti a rispondere?
Assolutamente.
Ho visto che i tempi di reazione di una Casa Editrice si attestano sui sei mesi circa.
Per forza: anche insospettabili "realtà importanti" editoriali sono uffici in cui lavorano tre o quattro giorni alla settimana, e solo di pomeriggio.
E sono sommersi di manoscritti da valutare tutte le settimane.
Che bello lavorare nell'editoria tradizionale!
(Le centinaia di collaboratori a progetto precari coinvolti queste realtà in qualità di traduttori, consulenti, editor di bozze non sono propriamente di questo avviso...).
E così, dopo che mi hanno richiesto (si, mi hanno contattato loro) "un po' di tempo fa" tutto il romanzo completo, sto aspettando una risposta.
Come attendo?
Con curiosità.
Giusto per sapere come un Editore mi giudica un lavoro che dal pubblico, fino ad adesso, ha avuto commenti positivi ed incoraggianti.
Il punto di vista di un operatore professionale del settore non può che giovare per migliorare il mio prodotto.
La valutazione di un'impresa (perchè una Casa Editrice è a pieno titolo l'esempio di un'azienda lucrativa, altro che certe "immagini" che vogliono offrire di loro stesse...) che è sempre a caccia delle "milking cows" (vacche da mungere) editoriali.
Se da un libro non ci puoi "produrre del latte" (poco o tanto che sia), non ha senso scommeterci sopra. Con buona pace degli scrittori emergenti, sempre convinti che hanno prodotto il best seller dell'anno.
Però la cosa curiosa è che, per certi Editori, un libro su cui non vale la pena scommettere (non ci viene fuori del latte ;-) ), per un'altra Casa Editrice invece, di latte ce ne può essere.
Eclatante il caso di "Diario" di A. Frank.
Il padre lo propose a numerosissime Case Editrici, e venne sempre rifiutato. In un caso venne definito come "un scialbo ritratto delle beghe familiari descritte da un'adolescente annoiata".
Sappiamo tutti in quante copie e lingue è stato venduto e tradotto.
Più vicino a noi nel tempo (e argomenti ben diversi...), ma sempre grande successo di mercato, è il buon M0ccia. Che per dieci anni tutti gli "schifano" il romanzo. Poi appena qualcuno dice che gira tra le adolescenti la fotocopia (ah, si? Questi geniali "spin doctors"...) , tutti gli editori a fare a botte a pubblicarglielo. E poi ci fa il film, e poi ci fa il romanzo su come ha realizzato il film. Che gallo...
Mungere, mungere e mungere l'idea, finchè non c'è più una goccia... Geniale atteggiamento editoriale per diversificare ed arricchire culturalmente il mercato italiano.
Quindi, in una situazione di totalmente aleatoria, dove il giudizio di un editor esterno alla Casa Editrice (a cui affibbiano N manoscritti da valutare), un mattino si sveglia male, e stronca il manoscritto che sta leggendo, la carriera di uno scrittore emergente viene abbattuta sul nascere.
Non ha senso restare in ansia.
Si attende con con "curiosità".
Penso che questo sia l'atteggiamento migliore.
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9.2.08

Bloggare o non Bloggare?

Sono un pessimo blogger.
Ne sono perfettamente conscio.
Fino a prova contraria, in molti dicono che un blog può definirsi tale, almeno ai tempi attuali, se ci sono almeno cinque post alla settimana.
A parte la cronica mancanza di tempo durante la veglia, sinceramente, al momento, non mi sento spronato a scrivere della mia quotidianità su questo blog.
Mi hanno anche detto che se non si scrive di sé stessi, il blog perde d’interesse da parte dei visitatori, in quanto questi sono interessati allo sviluppo psicologico del blogger.
In effetti certi blog che ho visto in internet sono interessanti esercitazioni per psicologi in erba.
Non è una critica, oppure un modo di voler denigrare queste persone, Interne tè libera, tutti ci possono scrivere e parlare di quello che vogliono (anche se politici italiani di grande miopia intellettuale e interessati solo a far tacere i loro avversari politici vorrebbero chiudere Internet) e mi piace che sia così.
Nel bene e nel male.
Ma in ogni caso non mi sento ancora pronto per scrivere su un blog pubblico quello che penso della politica, dei fatti che avvengono all’estero, delle cose che non vanno in Italia e nel mondo. Ovviamente ho un mio punto di vista ben preciso su questi argomenti.
Semplicemente me le tengo per me, per ora.

Quindi torniamo a parlare del romanzo :-D
Continuo a ricevere feedback sui lettori che stanno finendo il romanzo o che lo hanno appena finito. Sono tante le cose che mi rendono davvero felice di ciò, che riassumo nei seguenti punti:
  • Chi lo legge mi contatta per darmi il suo giudizio, con un rateo del 90%. Quindi, sulle copie lette, ho un buon ritorno di comenti. Invito quel 10% che non mi ha ancora contattato a farlo, anche (e sopratutto) se il romanzo è stata una delusione da leggere
  • I commenti sono tutti positivi :-)
  • I commenti sono stati fatti (anche) da gente che non ho mai conosciuto in vita mia, quindi non influenzabile dal fatto che c'è il rischio di "rimanerci male" se esprimono giudizi troppo pesanti
  • Mi sono stati fatti commenti per strutturati e ben specifici su alcuni punti. A dimostrazione che hanno letto attentamente. :-)
  • Le caratteristiche esposte da tutti i lettori sono: letto il romanzo abbastanza alla svelta (nonostante il font piccolo e l'impaginazione un po' monolitica), tutti si sono affezionati al protagonista e il finale lascia tutti "stupiti". :-D

fa anche piacere sapere che i commenti positivi provenivano, soprattuto, da lettori/lettrici che per la prima volta si avvicinano all'argomento "techno-thriller".

Tutto rose & fiori quindi?

No. In tutto questo ci sono cose di cui non sono felicissimo. Ovviamente ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno fatto commenti fino ad adesso su quanto hanno letto, però effettivamente, nel mio ipercriticismo congenito, non ho ancora trovato qualcuno che mi abbia segnalato problemi di continuity nella narrazione, critche sui background dei personaggi (odio la definizione "personaggio di cartapesta", ma mi piacerebbe sapere se i miei sono percepiti come tali ;-) ), sulle descrizioni tecniche esposte nel romanzo.
Nessun autore degno di questo nome si preoccupa troppo delle critiche che possono fare ad una sua opera.
Almeno così dice la "scuola anglosassone" di scrittura creativa.
Poi se su Amazon qualcuno "si permette" di dire che non gli è piaciuto il romanzo X dell'Autore Y, quest'ultimo fa scatenare una campagna militare editoriale di ritorsione. Vedi Patricia Cornwell

...Gli anglosassoni sono dei coglioni.

29.1.08

Feeback...

Pubblico, appena si rendono disponibili, alcuni feedback dei primi lettori che hanno terminato di leggere il romanzo. Invito tutti coloro che leggono "La Giusta Decisione" a spedirmi due righe di commento. Nulla verrà censurato, e anche le critiche più feroci saranno considerato come un prezioso consiglio da seguire.
Carlo C. da Taranto:
"Se dovessi usare una sola parola per rispondere alla domanda: “Di cosa tratta questo romanzo?”, risponderei senza indugio con: “Passione”. Si badi bene, non la passione focosa delle telenovelas pomeridiane o quella esaltata degli ultras del calcio domenicale, ma la passione declinata nelle sue varie forme, alcune più condivisibili, altre meno. Innanzitutto quella di Francesco Cotti, l’autore del romanzo; parafrasando le deandreiane motivazioni lavorative di “Bocca di Rosa” e delle sue colleghe, oggi (e non solo oggi...) in Italia (ma non solo in Italia...) c’è chi scrive libri per la gloria (o per quel quarto d’ora di warholiana fama), chi la scrittura la sceglie per professione (e tanti ce ne sono, che trovato un “filone” lo inseguono, ripetendosi uguali a se stessi, finché regge il lettore) e alcuni, tanti o pochi, chissà, che scrivono per passione. Una passione che arde, come dicono i poeti, come un fuoco, e che come un fuoco a volta brucia con fiamma vivace ed altre volte cova sotto la cenere, magari per mesi o anni. Passione è anche questo, scrivere non tanto o non solo perchè lo si “deve” ma anche perché lo si “sente”, ed infatti nel romanzo questa cosa si percepisce, lo stile cambia un po’ tra l’inizio e la fine del romanzo, segno inequivocabile che il racconto si è sviluppato come cosa “viva” e non come un qualcosa di freddo e impermeabile alle emozioni ed alla crescita dell’autore. Autore le cui passioni traspaiono chiaramente dal romanzo; dove chiunque altro avrebbe scritto: “l’agente di scorta impugnò la sua pistola” oppure “il soldato sparò con il fucile che aveva in dotazione”, Francesco descrive ogni arma con marca, modello e illustrazioni del modo di preparazione ed impiego ricche di minuzie e particolari che non appesantiscono il racconto ma che – viceversa – contribuiscono a far entrare il lettore ancor più nell’azione. Ancora, le tecnologie informatiche ed elettroniche sono descritte attraverso il lavoro/passione (aridaje...) di Saverio, il protagonista principale, che non è il classico nerd brufoloso ed un po’ sfigato a cui ci hanno abituato una serie di film da “War Games” in poi, ma piuttosto un classico prodotto social-lavorativo dei nostri anni, in cui una certa “precarietà” occupazionale diventa più che situazione subita, scelta personale consapevole. Che questo romanzo non sia stato scritto dosando col misurino gli ingredienti prescritti nei manuali tipo “Le dieci regole per un racconto di successo” appare ancor più chiaro alla fine del racconto: niente scene di sesso, niente eroi senza macchia e senza paura che da soli fanno fuori una ventina di nemici, niente “happy end”, anzi... ciascuno dei protagonisti prende la sua “giusta decisione” che sembra più un lasciare che un ottenere, ed è qui che – ancora una volta – la passione salta fuori, non più come irrazionale spinta ad agire “costi quel che costi”, ma piuttosto come un qualcosa che – al momento giusto e senza rimpianti (o anche si) – deve essere lasciata alle spalle, come un paracadute dopo un ammaraggio. Non voglio svelare la trama a chi il libro non l’ha ancora letto, ma confesso che mi aspettavo (e un po’ temevo...) che alla fine tutto sarebbe finito coi buoni che vincono ed i cattivi che prendono un sacco di legnate, ed invece – per certi aspetti – è quasi il contrario, ci sono “buoni” che muoiono, altri che ci vanno vicino, ci sono “buoni” che perdono d’un colpo amori, amicizia e quasi anche rapporti coi genitori, ci sono “buoni” che abbandonano una strada imboccata sputando sangue e sudore quando potrebbero comodamente restare dove sono; e ci sono “cattivi” che alla fine quasi ammiri per la loro coerenza, mai però fatta passare come una algida crudeltà alla Darth Vader, perchè anche i cattivi hanno paura, dubbi e magari qualche rimorso (almeno quelli che proprio cattivicattivicattivi non sono...). Insomma, i buoni sono un po’ cattivi pur rimanendo buoni ed i cattivi un po’ sono buoni pur rimanendo cattivi, anche se è sempre chiaro che ciascuno fa la sua scelta di campo più o meno consapevolmente e prende la sua decisione (giusta o meno che poi si rivelerà...). E se la passione è presente nell’autore e nei protagonisti principali, non manca neppure nei comprimari, altrimenti come altro definire la molla che spinge gli spotter (non sapete cosa sono? Beh, neppure io, prima di leggere il libro...) a trascorrere notti all’addiaccio e ore mimetizzati per qualche secondo di fugace visione di un aereo in fase di decollo o atterraggio? Come altro chiamare quella che porta giornalisti a rischiare la carriera e la vita per inseguire una notizia? Come altro scusare la verve che impedisce di tacere su determinati argomenti (più “caldi” della mozzarella appena uscita dal forno) nei classici discorsi in pizzeria tra amici, pur sapendo ove si andrà a parare? Passione, una delle cose che ci distinguono dalle bestie forse, nel bene e nel male... e la passione, permettetemelo, è anche quella del sottoscritto, una passione che mi ha spinto a divorare questo libro in due giorni, complici lunghe ore trascorse in treno e nelle sale di aspetto di un paio di stazioni; una passione che riconosco subito, quando mi rendo conto che non riesco a “staccare” dalla lettura, che in alcuni passaggi del racconto socchiudo gli occhi visualizzandone lo svolgimento ed assaporando tratti somatici, timbri di voce, condizioni ambientali. Difetti? Si, certo... l’attesa tra l’ordine e la consegna del volume, ma visto il giro d’Europa che ha fatto l’ordine e il periodo di feste natalizie, è più che accettabile e qualche errore di battitura e grammaticale, il che testimonia quantomeno della “originalità” dello scritto e del fatto che anche correttori di bozze professionisti si sono fatti avvincere dalla trama, lasciando che la passione prendesse il sopravvento sul loro lavoro, piccole “imperfezioni” che non inficiano la lettura ma che, come recitano spesso le etichette attaccate a corredo di oggetti prodotti artigianalmente, “non sono difetti di produzione, ma testimoniano la produzione manuale ed individuale” di un capo di abbigliamento, un vaso di ceramica, un dolce o – nel nostro caso – un libro, nati dalla passione di chi con mani, cuore e cervello, offre al pubblico una parte di se."

8.1.08

Primo post del 2008.
Arrivano i primi feedback dai lettori del romanzo.
A meno d un mese della messa online del romanzo, c'è già della gente che lo ha letto tutto. Grazie e complimenti: io sono un lettore estremamente lento (questione di tempo a disposizione per leggere durante la settimana...).

Innanzitutto i commenti sono positivi. :-)
I commenti che ho ricevuto (o letto in giro per i Forum) concordano col fatto che la trama "invoglia a proseguire la lettura".
La cosa più bella e che da motivazione si possa sentir dire su un proprio scritto...
Tutto ok, quindi?
No, direi di no.
Hanno trovato degli "errorini ortografici".
Ovvio che ce ne possono essere sempre, anche nelle produzioni letterarie più prestigiose...
Però, sinceramente, sono cose che danno un po' fastidio.
Partiamo dal presupposto che chi scrive un romanzo, lo rilegge almeno dodici/quindici volte.
Ma questa rilettura è più che altro per individuare errori di "continuity" e per verificare se la "lettura scorre".
Purtroppo, sapendo inconsciamente la parola che segue, nella struttura della frase che è già familiare nella testa dello scrittore, gli errori difficilmente vengono notati.
Il correttore di Word? Va beh, per le cose macroscopiche va bene, ma non è la soluzione definitiva.
E' per questo che è essenziale far leggere lo scritto a persone estranee, ma competenti in lingua italiana, per individuare e segnare gli errori.
Il mio scritto è stato letto preventivamente da tre persone diverse.
...E ci sono ancora degli errori...
/:-(

27.12.07

Come organizzare un romanzo?

Penso che la sfida per ogni scrittore esordiente (tradotto: grafomane all'ultimo stadio) sia organizzare le idee per il suo scritto.
Gli anglosassoni sono paranoici su quest'argomento.
Organizzare perfettamente tutte le idee prima di tutto, poi scrivere.
A parte che gli anglossasoni hanno anche i corsi di scrittura creativa: ho provato a vederne qualcuno... e li trovo estrememente incompatibili con il modo di pensare/creare/produrre italiano.
Se uno ha coltivato il proprio cervello leggendo molto e poi scrivendo altrettanto, con buoni basi scolastiche, l'unico problema possono essere le idee, ma non come scrivere.

In ogni caso, questi americani, sono usciti con un programmino scemo scemo che mi è piaciuto tantissimo. WPO: Writer's Project Organizer http://download.cnet.com/Writers-Project-Organizer/3000-2076_4-10609643.html
Allora, non sono pagato da loro, e difficilmente faccio pubblictà a dei prodotti.
Ma in questo caso abbiamo a che fare col classico super "Uovo di Colombo".
Sostanzialmente, nel mio caso, ha sostituito un paio di grafici fatti con Microsoft Visio, un foglio di Excel, ed N altri di Word e qualche reminder di Outlook per iniziare la pianificazione del nuovo romanzo.

Immaginate un programma, scritto non eccezionalmente in .NET, che vi tenga dietro i seguenti parametri di un romanzo:
  • Sinopsi
  • Gestione dettagliata della trama attraverso i vari capitoli
  • Idee improvvise da "fissare subito"
  • Personaggi (con singole schede per immettere tutte le informazioni su di essi ed evitare "contraddizioni" durante la stesura)
  • Scadenziario di gestione degli invii dei manoscritti alle varie Case Editrici
  • Gestione economica dello scritto (in tutti sensi: da quanto tempo ci sto impegnando, a quanto ci sto guadagnando)
  • Tanti altri piccoli dettagli
Alla fine un romanzo è tutto (e non solo) quanto descritto sopra: ovvero una serie di informazioni che vanno "orchestrate" bene, se si vuol giungere ad un risultato.
Con "La Giusta Decisione", che non ha una trama "linearissima", ho dovuto fare i salti mortali per stare dietro alle varie sotto-trame di tutti i personaggi.
Alla fine avevo riassunto tutto con un diagramma di Brainstorming di Microsoft Visio.
Un casino che non vi dico...
Ho inziato la settimana scorsa ad usare il programmino che ho segnalato, per immettere i dati de "La Giusta Decisione" e ora lo sto programmando per il seguito.
Davvero, mi da una sensazione di "ordine e pulito" nella pianificazione dei lavori, che rasserena prima di iniziare un nuovo lavoro.
Unica "pecca" che è solo in inglese. Ma come diceva quel tale: "Internet ed inglese: chi si aggiorna cresce".
E' verissimo.
Ho guardato in internet distrattamente, e di software del genere in italiano, pensato per gli italiani, non ce n'è. Qualcosa per Mac, ma sempre in inglese, e non perfettamente dedicato a questo scopo. Mmmh... mi sa che ci penso sopra a svilupparlo... :-D
Che """scrittore""" atipico che sono... Non sono alcolizzato, non fumo, sono eterosessuale, i libri li scrivo io davvero, faccio ricerche di prima persona su cosa scrivo, non uso un computer Apple per scrivere (anzi più pc contemporaneamente tutti XP e pure un palmare Windows Mobile) e uso un software anglosassone per pianificare i lavori...
...Non avrò mai successo...

25.12.07

La Giusta DeRisione :-D

Buon Natale (?)
La mattina del 25 Dicembre regna una pace stupenda per le strade (almeno della mia città). Quasi paragonabile a quella del 1 Gennaio.No, non è vero. In quel caso puoi trovare a qualsiasi ora del mattino qualche auto che trasporta i "rientri dall'Ultimo".
Invece stamattina è quasi perfetto. Tutto il condominio è totalmente silenzioso, le strade pure.Un silenzio perfetto per meditare, peccato che dalla finestra mi è rimasta ben poca campagna incontaminata da contemplare... Si, certo, intravedo ancora un campo ed un disordinato boschetto all'orizzonte, se con lo sguardo faccio lo slalom tra un paio di condomini che hanno costruito negli ultimi due anni.
Va beh.
Fa lo stesso.
Torniamo all'argomento del Post..Il libro, molto timidamente, sta iniziando a vendere.
Ringrazio di cuore i primi acquirenti, sicuramente gente che mi conosce virtualmente attraverso i Forum che frequento e su cui ho pubblicizzato l'uscita del libro.
Ovviamente, a spizzichi e bocconi, incominciano ad arrivarmi i primi commenti via SMS ed Email (ma finire di leggerlo prima, no eh?).
Al momento sono commenti positivi. Fa sempre piacere, ma sono in attesa delle critiche sui "commenti tecnici".
Allora, partendo dal presupposto che "ogni singolo lettore" nella sua testa avrebbe fatto fare ai personaggi "una cosa diversa" da come ho condotto la storia io, vorrei concentrarmi su altro.Innanzitutto, com'è molto di moda, il mio romanzo è pieno di "omaggi" ad altre opere, con riferimenti più o meno espliciti.Attenzione, i miei "omaggi" sono puramente dei riferimenti, non come certi sceneggiatori di fumetti compatrioti, che scopiazzano a man bassa dallo scibile romanzesco e cinematografico di genere, poi dicono "è un omaggio". Per me la differenza tra "omaggio"/"Citazione" e plagio c'è, eccome. (Come sono cattivo stamattina... Ma non è Natale?)
Comunque, senza impegno per i lettori del romanzo, invito a postare su questo blog le "citazioni" che si possono intravedere nella mia storia.Non ci sono premi particolari. Non faccio come quello scrittore emergente che ha fatto un sito con premi a pagamento per chi postava gli errori che c'erano sul suo romanzo. Correggerlo prima di andare in stampa no, eh? ;-)
Dandovi un aiuto, nel romanzo ci sono i seguenti riferimenti:
-Ad un famoso romanzo biografico di "genere"
-Ad un videogioco tattico
-Ad un film (tratto da un romanzo) di "genere"
Per il momento ci fermiamo qui.
Una discussione "tecnica" degli eventi/tecniche/equipaggiamenti usati dai personaggi del romanzo... direi che da sola riempirebbe un Forum, cosa che al momento non nessuna intenzione d'aprire/gestire, quindi aspettiamo che il numero di lettori "inferociti" pronti a dire la loro tecnicamente parlando.