6.6.08

Google & Amici

Una mia amica nel suo blog ha discusso di un argomento tecnicamente molto banale, quanto sottovalutato dalla maggior parte delle persone: quanto siamo "indicizzati" dai motori di ricerca Internet? (nella fattispecie Google)
Nel suo episodio specifico narrava che, a distanza di pochissimo tempo, due suoi conoscenti delle elementari (che non vedeva più 24 anni) l'avevano contattata via email. Così, dal nulla. Questi due signori avevano digitato su Google il nome di questa mia amica, nella speranza di trovare informazioni che portassero ad un recapito: un indirizzo, un telefono, un'email.
La mia amica, essendo presente su numerose pagine web di design e Fantasy, aveva in effetti un'email pubblicata di sua proprietà. Così seguendo il più classico dei copioni dal film "Manuale d'Amore 2", ovvero, se tutto fallisce nel presente, precipitati a trovare le vecchie amicizie sepolte dal tempo. Solitamente il limite imposto è le scuole superiori, ma mai dare delle regole ai sentimenti!
Come una reazione spontanea, ovviamente, lo stesso desiderio di "googlare" i miei "amici che furono" delle elementari e delle medie divenne impellente.
Che cosa spunta digitando il mio nome con Google, ne sono ben conscio, anzi la mia indicizzazione è abbastanza corposa, e la cosa mi fa solo relativamente piacere. Essere uno che in una paginetta web amatoriale (quando ancora si chiamavano Homepages) ha messo il proprio nome e cognome nel 1996, mi ha scolpito permanentemente negli archivi do Google.
Puoi anche togliere la pagina, ma rimangono in giro varie Copie Cache di essa...
Il solito articolo, falsamente spacciato per rubrica di cultura informatica su di un noto quotidiano italiano online, un paio di anni fa, riportava di una moda tutta americana di dare il rating di una persona in base ai risultati di una semplice ricerca Google del nome/cognome o poche altre parole chiave in più. Più risultati hai, più "conti".
Io conto più di alcuni famosi registi italiani emergenti, secondo questo metodo... Peccato che io Cannès non so manco di precisissimo dov'è.

A parte queste note di colore, essere rintracciabili in Internet con facilità (già, perchè se usiamo un motore di ricerca Deep Web, si possono ottenere informazioni praticamente su tutti, se certi siti governativi non sono programmati con certi standard) è una scocciatura.
Io, in queste settimane, sto pagando lo scotto di essere così indicizzato, poi magari, a cose fatte, tra qualche anno ed a grandi linee, vi spiegherò cosa sto passando or ora.

Torniamo ai miei amici.
Ho provato anch'io a digitare con Google il nome ed il cognome del mio migliore amico delle medie. Roberta D.
Si, in un'epoca in cui la sessualitá nei dodicenni era un istinto quasi latente e difficilissimo da interpretare (al contrario di adesso), il mio "amico" -ovvero il compagno di banco di tre anni-, era una ragazzina. La prima risposta che mi fornisce google è di una persona con lo stesso nome che vende suoi dipinti su Ebay. Verifico le inserzioni. Sono di Parma. Roberta già alle medie era molto dotata nel disegno, e nelle ore di Educazione Artistica dava il meglio di sè, quasi eguaglaindomi in bravura ;-).
Con tutta probabilità è lei. Vedo suoi quadri, che vengono venduti a diverse centinaia di € al pezzo. Non male. Quadri ad olio con soggetti surreali, solitamente dei bambini. Tinte piene, intense. In un quadro dominano le tonalità del blu, in un altro del giallo.
Bimbi sorridenti, bimbi pensierosi, i protagonisti delle sue tele. Robby, sei diventata davvero un'artista!
Un sentimento di dolcissima malinconia mi prende quando penso a quegli anni spensierati.
Provo con il nome di un'altra persona con cui avevo legato molto: Giacomo B.
Su Parma esce che un omonimo lavora per l'ufficio sicurezza di una grande azienda della zona, ed è ingegnere civile. Email, interno dell'ufficio. Però... Beh si in effetti coi numeri aveva dimestichezza Giacomo e sopratutto i genitori gli imponevano una rigida disciplina di studio. Proviamo con altro: Marco L.
Immediato il risultato: un suo profilo, pubblicato nel sito aziendale. Sembra che sia in uno studio associato di ingegneria. E' lui: nel suo profilo c'è indicata la città di nascita, che non è italiana (lo sapevamo tutti in classe che era nato fuori dall'italia...). Ingegnere civile pure lui: e bravo Marco.
Era molto bravo alle medie pure lui, e aveva una memoria molto efficiente. A tredici anni sapeva rispondere istantanamente sulle capitali del mondo.
Afghanistan? Kabul! Giappone? Tokyo! Iraq? E dov'è? Vicino all'Iran... Ma dove?! Beh, è Baghdad... Credo.
Beata ignoranza...

Ok quelli bravi scolasticamente sono su Google. Inserisco il nome di una ragazza che a quei tempi badava più ad imitare Madonna che a studiare. Nulla. Risultati incoerenti.
Provo un'altra combinazione. Nulla. Provo in Deep Web. Niente.
Non sarà mica morta? :-(

E' un gioco pericoloso, si sa. Questi sono comportamenti che si sa già dove portano. Una mia amica è diventata un'artista che vende le sue opere, altri due sono ingegneri. Ed io?
Il meccanismo del confronto scatta in automatico. Loro hanno fatto più carriera di me...
Certo, sono convintissimo che se fossi un miliardario felice (che è cosa diversa da un "felice miliardario"), manco avrei provato a fare questa ricerca con Google.
Se le cose nel presente non ci soddisfano al 100%, direi che è normale cercare soluzioni nel passato. Normale è diverso da Utile.
Vi chiedete se ho contattato questi amici che rintracciato via Google?
No.
Se era destino che fossimo restati amici, non è certo Google che può forzare la Sorte.
Credo ancora agli incontri casuali, avendo provato almeno due volte in vita mia due situazioni degne da commedia romantica, basate sulla pura casualità, modello "1 possibilità su un 1.000.000". Ma queste sono altre storie... ;-)

1.5.08

Ci sono... Ci sono...

Eccomi qua dopo una "pausa mentale" forzata.

Che periodaccio.
Qualcuno che mi è accanto da anni dice spesso: "Non è un bel periodo da quando ho memoria".
Questione di come si affronta la vita o la sfiga esiste?
Bella domanda. Direi che non sono il primo a porla all'Universo, anzi, mi sa che la prima volta è stato qualche milioncino di anni fa, quando il primo Homo Erectus si è beccato in testa un nodoso ramo che è si staccato da una pianta alta 15 metri, e lì è scattata anche la prima bestammia: "Porco Sole che sorgi tutti i giorni, ma proprio sulla mia capa doveva atterrare questo ramo!?".

In questo periodo nero (anche se il "nero" è, nella fisica, assenza di attività elettromagnetica visibile) me ne stanno succedendo di tutti i colori.
Non entro nei dettagli perchè non ha molto senso, ma giusto per far capire che, personalmente, sono dell'idea che la SFIGA esiste.
Ho scoperto che certa gente è più suscettibile di quanto sembri, nonostante la matura età anagrafica che rappresentano.
Sono incalzato dal fatto che in qualsiasi momento della vita bisogna essere pronti e scattanti a cambiare tutto, peccato che il "tutto" non collabori con la stessa velocità della nostra capacità di decidere.
Sono sempr più convinto che nulla nella vita può essere dato per "granted" (e prendetevi un dizionario d'inglese...).
Ma sopratutto, nonostante tutto, sono un fottuto ed inguaribile ottimista ben informato (ovvero, un pessimista col sorriso).
Detta questa sequela di idiozie, posso sbilanciarmi a dire che se per N post non ho più parlato del mio romanzo, è perchè mi sono imposto di non parlarne più per sacra e pure scaramanzia (TACK! gesto apotropaico tipico del maschio latino).
Ma dopo che mi sono deciso a rompere una delle regole auree degli scrittori esordienti... ovvero prendere una cornetta e comporre il numero diretto di "una redazione editoriale", ho acnora la certezza che qualcuno, abbastanza in alto nella catena decisionale degli eventi di pubblicazione, si sta dilettando a leggere le avventure dei miei personaggi.
Guardando blog vari di autori italiani, più o meno miei coetanei, salta fuori che li hanno selezionati in 3 tre mesi scarsi, altri in un anno e mezzo.
Io sono ancora a livello "gravidanza in tempi naturali".
Solo un consiglio, miei cari autori esordienti, STATE LONTANO DAI TELEFONI.
A volte le risposte sono un po' brusche... ;-)
Who Dares Wins!
(...speriamo bene)

11.4.08

Non sapete nulla di me.. ;-)

Qualcuno mi ha detto: ma scrivere di te stesso su di un Blog… non ti da fastidio? Non hai paura di violare volontariamente la tua privacy o fornire in giro inavvertitamente informazioni personali?
A dire il vero, se penso a meno di un anno fa, non avrei mai pensato di aprire un Blog e di tenerlo aggiornato un minimo. E confesso che leggendo alcuni Blog, il rischio sopramenzionato esiste, in certi casi. Io seguo la regola aurea dei Blog che è: “racconta di te stesso quanto saresti disposto a farlo ad uno sconosciuto in un autobus”. Rende l’idea. Però io sono testimone vivente di una cliente che durante la discussione dell’acquisto di un notebook, in meno di dieci minuti mi aveva già detto quanti anni aveva, dove abitava, che si era appena lasciata dopo sette anni di convivenza col suo fidanzato, che studi aveva fatto e dove lavorava attualmente. Senza che io avessi chiesto nulla. Vabbeh, casi estremi, questi.
Però, riflettendoci, per come sto portando avanti il Blog, e per come ho intenzione di portarlo avanti… Non penso che violerò più di un tanto la mia privacy (a cui tengo abbastanza).
Qualcuno ci sta già “ricamando su” quanto scrivo su questo Blog e nei Forum dove sono attivo, e i miei relativi siti.
Ma sono convinto, che possono anche avere un’idea della mia vita, del mio passato (ma giusto “un’idea), ma non possono conoscermi veramente come sono. Non lo sa chi mi consoce da una vita…In tal senso, mi avvalgo del testo di una carinissima canzone di Sting, tratta dall’album Ten Summoner’s Tales (l’ultimo album di quando ancora sapeva fare canzoni “sue”). Il brano è ‘Nothing Bout Me. Ed esemplifica esattamente il mio approccio ai Blog e alle informazioni che do di me stesso su Internet.Per chi ha letto il mio romanzo, sa benissimo che succede la stessa cosa anche per il protagonista… ;-)

"Epilouge (Nothing 'Bout Me)"
Lay my head on the surgeon's table
Take me fingerprints if you are able
Pick my brains, pick my pockets
Steal my eyeballs and come back for the sockets
Run every kind of test from A to Z
And you'll still know nothing 'bout me
Run my name through your computer
Mention me in passing to your college tutor
Check my records, check my facts
Check if I paid my income tax
Pore over everything in my C.V.
But you'll still know nothing 'bout me
You'll still know nothing 'bout me
You don't need to read no books on my history
I'm a simple man, it's no big mystery
In the cold weather, a hand needs a glove
At times like this, a lonely man like me needs love
Search my house with a fine tooth comb
Turn over everything 'cause I won't be at home
Set up your microscope and tell me what you see
You'll still know nothing 'bout me

Non sai ancora nulla di me
(mia libera traduzione)
Esamina la mia testa in sala operatoria
Prendi le mie impronte digitali se ce la fai
Esamina il mio cervello, esamina le mie tasche
Portami via gli occhi e non scordar i calzini
Fai ogni test dalla A alla Z
E non sai ancora nulla di Me
Cerca il mio nome nei database
Menzionami al tuo insegnante di scuola
Controlla la mia fedina, controlla le mie scartoffie
Controlla se pago le tasse
E butta tutto dentro nel mio CV
Ma ancora non sai nulla di Me
Non sai ancora nulla di Me
Non devi cercare mie biografie
Sono una persona semplice, dov’è il mistero?
Quando fa freddo una mano ha bisogno di calore
E in certi momenti ,uno come me, ha bisogno d’amore
Rivoltami la casa con uno stuzzicadenti
Rovista dappertutto, tanto non sarò in casa
Prepara il microscopio e dimmi cosa vedi…?
Che non sai ancora nulla di Me…

2.4.08

LAME, CHE PASSIONE!

Lame, che passione.
Ah, si?Chi mi conosce sa che “mi piacciono i coltelli”. Chi mi conosce in modo approfondito sa che non ne faccio una ragione di vita, chi mi conosce “da sempre” sa anche che è una passione relativamente recente.
Se non provate attrazione per i coltelli, lame in genere, non potrete capire questo post.Intanto iniziamo a gettare le basi del discorso: un bel coltello, inteso come oggetto ben rifinito, realizzato da un artigiano capace, e dotato di una certo “design”, non può lasciare indifferenti. Dal bambino, ad un adulto assolutamente al di fuori di qualsiasi argomento inerente alla collezione ed uso dei coltelli.
Il motivo non ve lo so spiegare nemmeno io. La gente con un approccio ingenuo alle lame, parla genericamente di “fascino dell’oggetto”. Un misto di timore rispettoso (<>) ed attrazione per l’eventuale valore commerciale che può avere.I più sofisticati, come in qualsiasi passione che si rispetti, possono perdere degli interi minuti a dichiarare per quale motivo il tale coltello/lama abbia un tale valore/fascino/utilità/storia, il più delle volte con congetture assolutamente personali ed infondate. Ma il bello è proprio questo… ;-)
Io sono un “”appassionato”” di lame atipico. Atipico perché me ne frego di tanti rituali, dettagli e studio della storia di certi tipi di coltelli/spade.Anzi, sono maledettamente monotematico: io posseggo qualche attrezzo tagliente, e tutti li ho usati a far qualcosa.Già che certi coltelli non te li regalano, e poi li devo tenere appesi… (qualcuno fa il discorso esattamente opposto: già che costano cari, se poi li rovino ad usarli..).
L’unico mio vezzo personale è che da dieci anni giro con un Leatherman PSTII alla cintura. Sempre e comunque, vacanze in America comprese.


Ma partiamo dal principio.A quindici anni, quando ho iniziato a fare del trekking degno di questo nome, decisi che mi serviva un coltello decente. In questa decisione complice un libro di mio fratello maggiore di sopravvivenza (tanto di moda alla metà degli anni ’80). Il libro era il mitico SAS Survival HandBook di “Lofty” Wiseman, ancora oggi pietra miliare sull’argomento, e che ha formato numerosi operatori delle Forze Speciali inglesi, ma anche di casa nostra. Al tempo, naturalmente a digiuno di qualsiasi nozione sul design dei coltelli, metallurgia e mercato delle lame, andai in giro in bicicletta nei negozi di coltelleria della mia città. Ero pienamente conscio della magrezza delle mie disponibilità finanziarie, ma ero anche assolutamente determinato a procurarmi coltello “Survival”. Per fortuna non avevo visto il film Rambo che era uscito (e aveva impazzato nell’immaginario collettivo) un paio di annetti prima. Ostentavo una forma di snobbismo nei confronti di chi aveva visto dei miei amichetti, accompagnato dai genitori, il film di Stallone. Un po’ come se un adolescente di oggi fosse fiero di non spedire manco un sms al giorno. Ma esattamente come un adolescente nel 2008 senza telefonino, i miei amici del 1985, mi facevano sentire diverso.Per “partito preso” odiai qualsiasi cosa che poteva essere ricondotto al concetto di “coltello di Rambo”. A tutt’oggi mi fa ridere, mi offende e mal tollero una persona che categorizza un coltellone tattico con la frase “ma cos’è? Il coltello di Rambo?”.


Quindi immaginate questa scena: dentro un negozio di coltelleria, a quel tempo gestito da un simpatico signore anziano, entra un bambinetto che nel pieno della sua voce pre-testosterone, chiede: “Buongiorno, vorrei un coltello SURVAIVAL, con una seghettatura dorsale, il manico cavo e che non assomigli al Coltello di Rambo.”
Con grande professionalità il coltellinaio incassò la richiesta, e trattando il bambinetto come un collezionista quarantenne in vena di svenarsi, gli presentò la neonata baionetta per M16 prodotta dalla Buck. 200.000 lire nel 1985 non erano briciole. Il bambinetto, balbettando un “arrivederci” imbarazzato fece dietro-front imbarazzato ed uscì dal negozio. Un’altra figura da cioccolataio ed il cuore rapito da una lama bellissima. Il coltellinaio aveva anche perso 5 minuti del suo tempo per estrarre il coltello dalla confezione e mostrarlo, senza farlo toccare, al bambinetto.


Dopo qualche settimana di pura frustrazione, ci riprovai. Mi presentai in un negozio, che vendeva “le cose strane”. Oggi direi che fosse un negozio di caccia/pesca/arceria/arti marziali, mascherato da drogheria e Sali & Tabacchi. Stavolta cambiai tattica: guardai la vetrina e cercai attivamente qualcosa che potesse fare il caso mio. E lo trovai, subito. Era grosso, cattivo, di colore grigio opaco e appoggiato sul suo fodero di plastica nera. E di fianco un rassicurante cartellino che riportava il suo prezzo con una grafia incerta: Lire 60.000.Fu amore a prima vista: se vedi una lama dal vero, capisci immediatamente se fa il caso tuo. Dopo ventun’anni sono ancora convinto di questo. Avevo fatto la scelta giusta.Entrai e la signora alzò la testa distrattamente dal quotidiano che stava leggendo, e si tolse la sigaretta dalla bocca. Mi aggredì dolcemente con un: “Dimmi, nanì”. Per chi non è parmigiano, il temine nanì sta per “bambinetto sprovveduto”.“Buongiorno, voglio quel coltello” ed indicai il coltello in vetrina. La donnetta anziana mi scrutò e tirò la sigaretta un secondo, poi disse: “Cosa, vuoi il coltello di Rambo?”“Si.” Imparai che nella vita i compromessi sono a volte inevitabili. Zoppicando la donnetta andò verso la vetrina e mi diede subito in mano il coltello. Non avevo MAI preso in mano prima d’ora uno stupendo, massiccio, virile ed appuntita riproduzione cinese di un coltello da sopravvivenza americano. Il Buckmaster.“Dentro al manico c’hai i fiammiferi, gli ami da pesca e delle altre stupidate” disse la donnetta che mi stava perforando con lo sguardo. Poi aggiunse “c’hai anche le punte che si avvitano nel manico”“per far cosa?”“Boooh, ma lo prendi, nani?”“Si.”La donnetta andò verso la cassa e mise diligentemente il coltellone nel suo fodero, poi in un astuccio bianco che infine avvolse nella carta da giornale.“Nani, questo non farlo vedere ai vigili.” Disse con voce neutra.
“No no…”“Sono 60.000, ce le hai?”Al tempo avevo un portafoglio in nylon con chiusura in velcro, assolutamente di moda al tempo, con dentro le foto… della morosina? Macchè: di Swarzennegger in Commando e di Robocop… Avevo 15 anni, eccheccazzo!Tirai fuori sei foglietti azzurri… le mitiche 10.000 lire. La donnetta quasi ci restò male. Mesi e mesi di paghetta e risparmi di compleanni. Avevo un mucchio di soldi a casa! Dati i soldi, che al tempo maneggiavo come se fossero foglietti sporchi luridi, ovvero tenendo le banconote con due dita, la donnetta mi ficcò in un’anonima bustina bianca il pacchetto.“Ciao, nani”.Uscii da quel negozio. Col mio primo coltello militare da survival.
Non so cosa fosse passato per la testa a quella signora, in quel pomeriggio assolato del 1985, ma diciassette anni dopo quel “nani” avrebbe partecipato al progetto di un coltello militare da presentare al IX° “Col Moschin”. E tutto ebbe inizio da una donnetta tabagista che non si fece scrupoli di vendere un “coltello da Rambo” ad un bimbetto. Grazie, Donnetta. :-D

25.3.08

Pasqua e Pasquetta...


Approfittando di questi giorni di "ferie", mi sono dedicato alle attività che più mi danno soddisfazione.

Una è sicuramente l'escursionismo.

Avendo a disposizione, a meno di un'ora d'auto, l'Appennino Tosco-Emiliano, ho la possibilità di ritrovarmi abbastanza isolato dal mondo.

Faccio escursioni in questa zona da almeno diciasette anni, ed è molto rassicurante vedere luoghi che non cambiano nei decenni.

Le città, giustamente, cambiano abbastanza in quasi vent'anni.

Gli Appennini, no. O almeno, sono cambiamenti che l'occhio umano difficilmente percepisce.

Tranne quando sono dei disastri, quasi tutti ricondicibili all'attività umana, ovvio.
E qualche esempio lo si può trovare (purtoppo) anche in queste montagne.

Come si può vedere dalla foto mi sono ritrovato in una bella tempestina di neve, a -4° sulla riva di un lago ghiacciato.
Ho lasciato casa, in pianura, che era a 17° soleggiati.
Che bello.
Freddo, silenzio, solo il rumore del vento. Se ci si muove, con il giusto abbigliamento tecnico (ok, il berretto non era adatto... lo so..), non va neanche male.

Per chi ama stare all'aperto, sto per scrivere delle ovvietà, che vengono spesso mal interpretate da chi non è avvezzo a certe cose.
Stare da soli serve. Ma non ha senso farlo dentro una stanza. Stare da soli non significa farlo per "staccare la spina", ma per stimolare il cervello in modo diverso.
Se si è da soli a conteplare un lago ghiacciato, con la neve soffiata dal vento, non si ha l'elettroencefalogramma piatto, anzi... il cervello è in super attitivtà per analizzare, comprendere e registrare questi input sensoriali. Teso al massimo in questo compito.
Se ci fosse di fianco a noi, durante questi momenti, qualcuno che blaterasse qualche banalità, il nostro cervello verrebbe distratto.
La natura si contempla in silenzio. Quello che ci è dato di capire della natura è solo attraverso gli stimoli dei nostri sensi. E anche in queste attività, il cervello va educato a farlo.
A mio modo di vedere non si scala una montagna, per avere un ricordo dell'evento.
La si scala per godere di quell'attimo di quando si giunge alla cima.
Si assapora il momento.
E poi lo si "getta via".
Se un'alpinista fosse un collezionista di ricordi e basta, scalerebbe solo una volta la stessa montagna.
Invece la sfida, la motivazione, è nel rivivere un'emozione diversa dalle stesse esperienze impegnative.

20.3.08

Cina, Tibet ed SMS...

Il mio primo post di carattere politico.
Stamattina il mio cellulare mi ha dato il “buongiorno” con il seguente SMS:“Per protesta dei soprusi cinesi in Tibet boicotta l’economia cinese. Non comprare più roba cinese e non andare nei loro ristoranti. Per favore fai girare la notizia.”.
Non so chi fosse, nel senso che era un numero visibile, ma non presente nella mia rubrica. Qualcuno che si fa sentire così spesso col sottoscritto, che si ricorda di lui solo quando deve fare propaganda da quattro soldi fine a se stessa.

Si, avete letto bene.
Il messaggio mi ha fatto davvero riflettere, non per i poveri tibetani, ma per l’idiozia della mente umana occidentale condizionata dai media. Questa persona che mi ha mandato l’SMS molto probabilmente ignora i seguenti fatti:
1) Il problema in Tibet non c’è dalla settimana scorsa (tempo del primo reportage della protesta dei Monaci), ma da qualche decennio. A nessuno gliene è mai sbattuto niente.
2) La Cina è così potente, perché lo abbiamo voluto noi occidentali. Ci serviva una produzione a basso prezzo, per far girare la NOSTRA economia, e la Cina ha accettato la parte. Circa venticinque anni fa, quando i “problemi” in Tibet erano già ben presenti
3) L’SMS è stato inviato con un prodotto cinese. Se poi è stato inviato da un cellulare contratto 3, si è pagato un cinese con un prodotto cinese

Adesso i cinesi sono dei “bastardi”. Sono grami, despoti, antipatici e figli di buona donna.Che generalizzazione del menga.Un miliardo e duecentotrenta milioni di persone sono grame, despote e figli di buona donna. Tutte. Improvvisamente. Magari orientare i nostri commenti ed “”””””””””””””analisi”””””””””””””” politiche verso il Governo cinese non sarebbe meglio? Riuscire a “generalizzare” su centoventi persone, si è più precisi che su un miliardo e passa.
Il governo cinese è pragmatico. E al nostro Occidente sta bene (abbastanza) che sia così. Ricordiamo che quando il Dalai Lama è venuto in Italia nel 2007, i politici più importanti hanno fatto A GARA per evitarlo. Riconoscerlo avrebbe potuto, in linea TEORICA, far girare i maroni al Governo cinese. L’Italia NON può permettersi, con tutti i soldi che ha in ballo con la Cina (e ne ha TANTI), di infastidirlo.
Solo infastidirlo.

Prodi al programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa” (simpaticissima trasmissione di faziosa come poche cose in TV, ma condotta in modo adorabile) ha detto ben chiaramente: “Esistono le Ragioni di Stato”.
Dalai Lama, ci sentiamo via SMS, ma non posso stringerti la mano, se no gli imprenditori italiani che producono in Cina materiale con marchio italiano, si beccano delle imposte di produzione in più.
E la gente del Tibet viene stritolata da decenni nell’indifferenza occidentale.
“Beh, meglio tardi che mai!” dirà qualcuno. “Tardi” era quindici anni fa. Ora la Cina comanda, tenendo in pugno l’economia occidentale, quindi ci si può svegliare finchè si vuole… ma siamo oltre il punto di non ritorno da tempo.Abbiamo creato noi la Cina.

Tu che stai leggendo questo Blog hai un hardware del PC totalmente cinese. Dallo schermo, alla tastiera. Questo Blog è ospitato su un server che di NON Cinese ha solo il software. Il tuo telefonino è cinese. E se è uno dei pochissimi prodotti in Messico o nelle Filippine, sappi che il display è fatto con un minerale contenuto in miniere che sono solo in Africa… Che da anni sono in mano ai cinesi.Taiwan non è la Cina! Qualche possessore orgoglioso di PC Apple (Designed in California, assembled in Taiwan) o Asus, potrebbe dire che da sempre Taiwan rivendica l’indipendenza dalla Cina, e i prodotti informatici hardware più riusciti dei nostri anni provengono da là. C’è ogni tanto anche qualche tensione militare nelle acque che dividono la Cina dall’isola di Taiwan. Ma niente de che. Taiwan paga le tasse alla Cina. Se non le pagasse, state sicuri, che sarebbe stata rasa al suolo almeno cinque volte… Quindi se compri Taiwan, dai i soldi ai cinesi ammazza-tibetani.

Se poi non si vuole andare ai ristoranti cinesi, tanto meglio. Ma forse come scusa era meglio l’Influenza Aviaria. O vi siete già scordati?
Ma siete proprio sicuri che “boicottare” i cinesi di casa nostra sia il metodo migliore per protestare contro la situazione in Tibet? Ai cinesi che lavorano da noi, peccherò di presunzione, ma non gliene fotte niente dei tibetani e meno che meno appoggiano queste azioni. Ma si dai, protestiamo, e che cavolo! E’ tanto che non si protesta! (Vi ricordo che Berlusconi potrebbe venire su di nuovo entro un mesetto, risparmiate le cartucce…)

Cosa è che mi fa “Inacidire” in tutto questo?Chi mi ha spedito l’SMS stamattina sa che “Contractor” (che non sono i Mercenari Moderni che una pessimo giornalismo identifica) anche italiani sono responsabili da anni di “rimozioni” di proteste Indios della Trans-Amazzonica? Abbiamo un sacco di ditte di ingegneria civile laggiù. Che devono essere difese dagli Indios, che brutta razza, si arrabbiano se gli passa un’autostrada sul loro villaggio.
Qualcuno parla di questo? No. Vedete, I giornalisti se non c’è di mezzo l’America, o adesso la Cina, sono restii coi loro cellulari di riprendere certe scene. Non fa notizia.
Inutile ricordare il Darfur. Pensare che ci hanno tirato qualche cazzotto anche noi occidentali in segreto, ma poi, dato che non ne valeva la pena, e Bin Laden non è più là, di che i civili crepino in una “solita” guerra civile.
Stamattina niente SMS per l’Africa Centrale. SI, sa, non fa più ormai notizia.
Niente SMS sulla guerra tra Moros Moros islamici e cristiani filippini.
Niente SMS per le “guerre segrete” del sud america. E non mi riferisco a quelle coglionate dell’Epoca Reagan.
Perché? Perché non ce ne fotte niente.

Ma noi italiani siamo splendidi. Mandiamo le “Due Simone” a Baghdad per insegnare la RACCOLTA DIFFERENZIATA ai bambini del luogo, e poi abbiamo Napoli ridotta come è ridotta. Se invece che andare in giro per l’Iraq del 2004, e farsi rapire, fossero restate in Italia… Non avrebbero fatto più del bene tangibile a noi? Essere generosi con altri popoli, essere sensibili ai problemi planetari è davvero una cosa estremamente di altissima civiltà.Ma se queste persone che dimostrano tali nobili sentimenti, non fanno un cazzo per migliorare la NAZIONE in cui vivono… E’ comico a dir poco. Solo chi sta bene può (davvero) aiutare chi sta peggio.Già, perché chi mi ha mandato l’SMS stamattina, sicuramente oggi butterà per terra una cartaccia o commetterà un atto di egoismo con una persona che conosce. Prima crea una vita “decente” di Rispetto intorno a te, poi pensa ai Tibetani.

ALT!
Qualcuno ora potrebbe dire stizzito: Caro Francesco, Lei non comprende il Potere della protesta unita! Se siamo COESI possiamo fare TUTTO!

Si, certo. Togliere il prezzo di ricarica sui cellulari (cosa tutta italiana e basta). Questo è l’unico risultato di Azione Collettiva che ha funzionato in Italia. Ah, no. Un’altra: evitare di trovare un posto dove mettere i rifiuti a Napoli. Stop. Non mi viene in mente altro.Nonostante Internet ci dia la possibilità di rendere COESI milioni di persone sul pianeta contemporaneamente, siamo più divisi che qualche decennio fa. Prima, con i mezzi di comunicazione “Lenti” e non real-time, c’era il dubbio. Ora c’è la certezza. Non contiamo nulla.
Con buona pace di Beppe Grillo, che è un grande. Quando non parla di tecnologia.

Ricapitoliamo il mio pensiero, se siete arrivati fin qui:
1) La situazione tra Tibet e Cina è una Vergogna. Brutto che i media la portino alla ribalta solo ora. Brutto che non parlino di altri “Tibet” del pianeta. Ma si sa: un TG dura 22 minuti, escluso lo sport. E solo 7 minuti sono per gli Esteri. I Direttori devono fare delle scelte
2) Il soldo è il soldo
3) Boicottare i cinesi di casa nostra se non pagano le tasse e se non rispettano le norme igienico/sanitarie/sicurezza nelle loro attività. Loro col Tibet non c’entrano una sega. Coglioni.
4) Internet è fatta di computer interconnessi tra loro. L’hardware di questi pc è nella quasi totalità di provenienza cinese. Non facciamoli incazzare (come ha detto anche Prodi), perché in occidente nessuno è in grado di mettere su fabbriche di hardware a basso costo in un mese. Ci siamo scordati come si fa. E la nostra economia si basa su quello. Agricola compresa. Quindi, preparate le lacrime il giorno che i cinesi alzano i prezzi alla produzione
5) I cinesi ci tengono per le palle, glielo abbiamo per messo “noi”. Noi come occidentali, noi come clienti. E ad essere SINCERI non lo hanno mai fatto pesare troppo, al contrario di quei Gentlemen dell’OPEC, che non aumentano la produzione di greggio, perché se no non guadagnano secondo le loro stime. E poi se il prezzo del petrolio sale, è perché la Cina ne consuma TANTO. Non solo per fare i genocidi culturali in Tibet, ma sopratutto per dare energia a quella cavolo di fabbrica che ha fatto il telefonino che mi ha mandato l’SMS stamattina!
Buone Olimpiadi.

15.3.08

Operazione "Nostalgia"

(due post dopo un mese! Che Blogger che sono!)

Per chi, come me, traffica da più di dieci anni nella Information Technology, non può non ricordare il mitico “Zip 100” della Iomega su porta parallela.
Parliamo di un’Era Geologica fa, quando i dischetti floppy 3,5” da 1,44MB erano ancora all’ordine del giorno, e le aziende ci salvavano sopra i dati aziendali più critici.
A quel tempo l’apparizione di un scatolotto plasticoso blu che usava cartuccioni grigi che tenevano l’equivalente di dati di sessantanove dischetti fu preso come un evento epocale nell’evoluzione umana.
Il fuoco, la ruota e lo ZIP100.
Lento, un po’ rumorosetto, non facile da configurare sotto Windows 3.11 (se avete meno di 22 anni inutile spiegarvi cos’è…) ed emettitore di strani CLAK! In fase di espulsione della cartuccia.

Subito venne preso d’assalto dalle Ditte ma, soprattutto, dagli utenti casalinghi.
Erano gli anni in cui uscivano i primi scanner a prezzi accettabili (200.000 Lire per un oggetto che sa fare una copia digitale delle foto del sedere cellulitico della moglie in bikini durante le vacanze in Sardegna erano briciole, per qualche cliente del tempo…) e la fame di spazio di memorizzazione, per hard disk che erano da 800MB al massimo (si, 800MB), era enorme.
Iomega azzeccò il business.
Io fui uno dei primi utenti di questo oggetto. Ci memorizzai sopra di tutto. Per qualche anno.
Il mercato non si fermò. I masterizzatori CD scesero di prezzo velocemente, poi apparvero i masterizzatori DVD, ed infine la soluzione finale per memorizzare i culi cellulitici (unica costante di questi anni di evoluzione informatica) furono le chiavette usb (“chiavette” un cappero: si chiamano FLASH MEMORY! )
Il mio lettore ZIP, ed i relativi dischetti, scomparvero dimenticati dentro un cassetto circa otto anni fa.
Fino a ieri sera.
Guidato da uno strano istinto del tipo “ma chissà se va ancora”, mi sono ritrovato a navigare il contenuto INTATTO di questi dischetti.
Complimenti IOMEGA, avete fatto un prodotto che dura più del periodo di garanzia… Avete licenziato l’ingegnere che ve li ha progettati?

Così, con un’emozione strana (Oddio, sto diventando vecchio), rivedo immagini che avevo memorizzato di cui mi ero quasi completamente scordato.
Anzi, di a,cune, manco mi ricordavo nulla! Quindi ecco che aprivo come un forsennato il menu di proprietà per sapere la data di memorizzazione del file. Novembre 1996, Giugno 1997, un acerbo e recentissimo 1999! Aiuto…
Ed ecco spuntare dalla memoria del tempo, grazie alla singolare longevità hardware dello ZIP100, questi file che di fatto rappresentano un pezzo della mia vita.
Penso di aver sussurato più di una volta la frase “ah, minchia, ecco dov’era finita questa foto…”.
Il Francesco di dieci e passa anni fa era ordinatissimo ed organizzatissimo: aveva backuppato tutto su questi dischetti… Peccato che il Francesco attuale se ne era scordato…

Pubblico, senza commenti troppo approfonditi alcune delle immagini che ho ripescato che mi hanno suscitato maggiore emozione.






Eccomi “pischello” più che mai. Manco mi ricordo quanti anni avevo in questa foto, ma secondo me il “2” nella mia età non c’era… Non chiedetevi perché siamo in mimetica fuori ordinanza, e NON chiedetevi troppo se la persona di fianco a me è un giovanissimo “Lorenzo Cherubini”. Tanto vi lascio nel dubbio. Comunque, il “Lorenzo pubblico” canterino lo ha fatto eccome il militare, giusto per ricordarlo alle giovani generazioni (dato che mi sembra che faccia di tutto per non ricordare che non ha fatto domanda di Obiezione di Coscienza. Coerente?), ma questa foto non ha nessuna attinenza con quest’argomento.
Jo, ovunque tu sia, spero sia tutto ok.



Io ed Imrann.
Foto anche questa di più di dieci anni abbondanti. Chi è Imrann? Imrann è il mio fratello virtuale mussulmano di Parigi. Uno che ha capito tutto della vita. Di etnìa creola, è riuscito ad arrivare a 36 anni senza mai lavorare, e adesso svolazza da un lavoro interinale all'altro, fregandosene della sua laurea in Legge con indirizzo ospedaliero. Avrebbe dovuto fare l'avvocato dei medici coinvolti in episodi di malasanità (se solo avesse avuto la voglia di sbattersi un attimo).

L'ho conosciuto nelle mie trasferte di allenamento Parigino, era quello che mi offriva da dormire a casa sua, essendo anche lui un praticante di del'Arte Marziale che studiavo. Mi ha fatto conoscere la Parigi non turistica, quella del quartiere arabo dietro il Sacro Cuore, degli spacciatori, dei ragazzi che vivono all giornata fino a diciannove anni, e che se hanno ragranellato abbastanza soldi vendendo droga, cambiano completamente quartiere e vita. La Parigi dove in certi quartieri la polizia è rinchiusa nele sue caserme per timore di uscire per strada, il Mercatino delle Pulci dei negozianti irascibili e dei androni dei palazzi dove di aprono in due la faccia a coltellate solo perchè assomigli allo spacciatore rivale. Ho visto ragazzetti di colore portarsi dietro panetti di droga grossi come libri scolastici, e vederli tagliare col coltello mentre parlano di videogiochi. Ho mangiato i peggiori piatti etnici della mia vita e sono stato invitato al compleanno di un ex-drogato malato terminale di AIDS che festeggiava i suoi ultimi giorni di vita.. in un cliema di vera gioia ed affetto dei suoi amici e ho mangiato la miglior pizza francese in un buco di locale gestito da pescaresi che non parlavano francese. Bei ricordi. Esperienza che non merita un Post a sè, ma un Romanzo. Chissà... ;-)