Oggi è il mio compleanno.
Esattamente come un anno fa. ;-)
A differenza dell’anno scorso, oggi, nonostante i giorni precedenti di pioggia insistente, è una bellissima giornata.
Come tutti i giorni di Festa Nazionale, le strade sono più tranquille, i vicini sono più tranquilli, il mio smartphone pure. Beh, a dire il vero ogni tanto cinguetta per avvertirmi della ricezione di un sms di auguri da parte di amici, vicini e lontani. Dedico un sorriso ad ogni bustina che appare sul display.
Quanti anni sono?
Non sono ancora arrivato a “cifra tonda”, ma ci manca poco. Tempo di bilanci? Assolutamente no. Se uno i bilanci li fa solo ogni anno, oppure ogni tot. anni, è spacciato. Io li faccio ogni minuto. Che poi non ne tiri delle conclusioni, è un altro paio di maniche. ;-)
Fisicamente non mai stato così in forma, nonostante il nuovo lavoro mi abbia ulteriormente ridotto il tempo libero, ma mi ha insegnato una cosa fondamentale: la gestione del tempo.
Ho un lavoro che è interessante, nonostante abbia un grado di “imprevedibilità” che lo rende a volte un po’ stressante.
Ho Ilaria, che rende le cose nella mia vita sempre molto interessanti… :-D
Sono circondato da tante persone, con cui a volte mi sento in imbarazzo da quanto affetto dimostrano nei miei confronti, che sicuramente non ricambio in modo adeguato.
Ho degli interessi abbastanza “complessi”, ma ho anche la serenità di godermi una giornata di totale ozio improduttivo come oggi.
Senza sentirmi in colpa.
Un altro anno è passato.
E ci penso mentre sorseggio un caldo the verde, che però di verde ha solo la bustina, credo. Dubbi, paure, soddisfazioni e gioie si sono sommate nella mia vita.
Sono arrivato fin qui, con il mio carico di fantasmi e di felicità, che si rincorrono in un equilibrio quasi perfetto. Cosa mi riserva il futuro non posso saperlo, ci si prova a pianificarlo, ma poi decide sempre il destino. La cosa non mi disturba, forse il bello di vivere è anche questo: non sapere che cavolo succederà domani. Puoi intuirlo, puoi immaginarlo, puoi non sorprenderti quando ci sei in mezzo, ma non saprai mai cosa accadrà di preciso.
Un altro SMS.
Grazie a Tutti.
1.11.08
24.10.08
Stand By, Arresta, Riavvia...
Ebbene si, è successo anche a me.
Mi rivolgo a tutti voi sistemisti Microsoft.
Stasera, alle 19,30, dopoa ver installato un programma su un windows 20003, il sistema,
dopo un pomeriggio di lavoro col suddetto programma, mi chiede di riavviare.
Schermata blu.
Sistema bloccato.
Dati incoerenti sui dischi in RAID.
Dati fottuti, azienda fottuta.
Sono le due del mattino del giorno dopo, e sto aspettando che il nastro
mi dia di nuovo indietro i preziosi dati aziendali.
Mi fa conagnia un condizionatore, sono seduto su un UPS da 1000VA,e fuori è buio ed un silenzio di tomba.
Fino a poco fa sono stato sostenuto da un sistemista molto in gamba via Skype,
che oltre a motivarmi, mi teneva sveglio e mi dava delle dritte su come proseguire.
Tra qualche ora mi raggiungerà per darmi il cambio. Ma l'imperativo
è che il server sia funzionante per le 7 del mattino.
Io non andrò via finchè non vedrò questo server OK.
Una delle poche cose che ho imparato nella vita: MAI mollare una cosa a metà.
Costi quel che costi.
Di chi è colpa? si chiede il cliente.
della Microsoft?
Dell'ahrware IBM?
Della ditta per cui lavoro?
O di Francesco sempre vestito di nero che traffica sul server?
Ma i server non andrebbero mai riavviati?
E perchè si è comportato così?
Il riavvio non è una procedura banale?
Non sono macchine solidissime?
Ma cosa ci ha venduto?
E la notte di lavoro chi la paga?
eventuali perdite di dati aziendali chi le paga?
Damocles è in tachicardia, e mi segue per telefono ogni tot minuti, vanficando miei tentativi di appisolarmi.
Ilaria tra poco parte per l'America, e manco sono riuscito a salutarla di persona.
E io che fine farò? Da lunedi di nuovo sulla piazza del lavoro?
Solo perchè ho fatto "riavvia".
Non ci crederete, ma quando si sommano tutte le sfighe, ci si ride sopra.
Alla grande.
Backup al 59%.
Vi tengo aggiornati.
Mi rivolgo a tutti voi sistemisti Microsoft.
Stasera, alle 19,30, dopoa ver installato un programma su un windows 20003, il sistema,
dopo un pomeriggio di lavoro col suddetto programma, mi chiede di riavviare.
Schermata blu.
Sistema bloccato.
Dati incoerenti sui dischi in RAID.
Dati fottuti, azienda fottuta.
Sono le due del mattino del giorno dopo, e sto aspettando che il nastro
mi dia di nuovo indietro i preziosi dati aziendali.
Mi fa conagnia un condizionatore, sono seduto su un UPS da 1000VA,e fuori è buio ed un silenzio di tomba.
Fino a poco fa sono stato sostenuto da un sistemista molto in gamba via Skype,
che oltre a motivarmi, mi teneva sveglio e mi dava delle dritte su come proseguire.
Tra qualche ora mi raggiungerà per darmi il cambio. Ma l'imperativo
è che il server sia funzionante per le 7 del mattino.
Io non andrò via finchè non vedrò questo server OK.
Una delle poche cose che ho imparato nella vita: MAI mollare una cosa a metà.
Costi quel che costi.
Di chi è colpa? si chiede il cliente.
della Microsoft?
Dell'ahrware IBM?
Della ditta per cui lavoro?
O di Francesco sempre vestito di nero che traffica sul server?
Ma i server non andrebbero mai riavviati?
E perchè si è comportato così?
Il riavvio non è una procedura banale?
Non sono macchine solidissime?
Ma cosa ci ha venduto?
E la notte di lavoro chi la paga?
eventuali perdite di dati aziendali chi le paga?
Damocles è in tachicardia, e mi segue per telefono ogni tot minuti, vanficando miei tentativi di appisolarmi.
Ilaria tra poco parte per l'America, e manco sono riuscito a salutarla di persona.
E io che fine farò? Da lunedi di nuovo sulla piazza del lavoro?
Solo perchè ho fatto "riavvia".
Non ci crederete, ma quando si sommano tutte le sfighe, ci si ride sopra.
Alla grande.
Backup al 59%.
Vi tengo aggiornati.
5.10.08
Pensieri mentre si corre al tramonto...
Le giornate si sono accorciate.
Sono appena passate le sette di sera e il sole è già al tramonto.
Oggi è stata una giornata d’inizio autunno magnifica: una leggera brezza per tutto il giorno ha spazzato il cielo dalle nuvole e dalla foschia, e l’orizzonte è limpido come poche volte ci è concesso qui in Pianura Padana.
Si vedono le Alpi, evento raro. Ed improvvisamente pensi che poi l’Italia non è poi così grande, ma è sicuramente bellissima.
Sto facendo il mio caro e solito circuito di jogging. Otto km su una strada asfaltata che si snoda dolcemente tra prati, villette e qualche timida macchia di bosco di gaggie incolto. E’ almeno sedici anni che faccio questo percorso, e come una confortante bolla temporale, in questi anni, pochissime cose sono cambiate. Ci sono angoli della periferia che sono cambiati radicalmente nel giro di mesi: case, parchi, condomini, parcheggi… In questa zona… no.
Forse è per questo che faccio sempre questo percorso. Io cambio, me ne accorgo, ma quello che mi sta intorno è sempre così. Mi da pace.
L’aria è freddina, con una temperatura assolutamente gradevole: è autunno, ma lo si capisce garbatamente, quest’anno. Prima sera però che esco con la felpa leggera.
Come al solito ho il mio MP3, ma non ascolto la mia stazione radio abituale, per una volta mi ascolto dei brani musicali. Assolutamente fuori ritmo con il movimento cadenzato del mio respiro e delle mie gambe, ma devo dare ritmo alla mia mente, non alla mia andatura. Mai messo canzoni isteriche da discoteca per “pomparmi”, ma nemmeno musica colta. Ascolto, con molta disinvoltura della “musica leggera”. All’orizzonte prima colline sono viola. Che magnifico effetto ottico quando il sole tramonta e l’aria cambia temperatura, che trasforma tutte le frequenze della luce ai nostri occhi su colori che non c’entrano nulla con la realtà. Le montagne viole ed azzurre, limpide, ci puoi vedere le prima timide luci di paesini che occhieggiano su di esse. Per meglio contrastarle il sole incendia l’aria di un bellissimo rosso arancio su tutto l’orizzonte. Nessuna nuvola. Il resto del cielo si sta scurendo, passando dall’arancio al blu scuro, passando per tutte le armonie cromatiche intermedie, che nessuno schermo lcd potrà mai solo sperare di riprodurne la metà. Rosso di sera, bel tempo si spera. Non lo so se domani sarà bello: ma ora è spettacolare.
Jason Mraz con la sua “I am Yours” fa sposare le sua imberbe voce con lo scenario che mi si para davanti.
A quest’ora su questa strada non ci sono praticamente auto. Sono solo io.
Strano.
Durante la settimana incontro svariati personaggi che, come me, cercano conforto, anti-stress e “calorie-trimming”, dalla corsa.
La maggior parte sono giovani, alcuni più giovani di me.
Ci salutiamo sempre. Uno sguardo, un sorriso, una mano alzata.
C’è il ragazzo super abbronzato, anche d’inverno, con due spalle come un toro, che corre sotto il peso dei suoi muscoli. E quello che mi sorride con maggior simpatia. Ipod al braccio.
Poi c’è un tizio che corre come se avesse un’asse da surf legata alla schiena: dritto!
Anche lui accenna sempre un sorriso e una mano. Un po’ meno però: si vede che fa fatica. E lascia sempre dietro una scia di dopobarba spaventosa. Profumarsi prima di andare a correre? Questo è stile… Ipod in tasca.
Poi c’è la “pazza”. Una donna, minuta, magra, che corre come un missile. Sempre. L’ho vista a tutti gli orari, magari io tornavo a casa per quelle strade in auto dopo una giornata di lavoro allucinante alle nove di sera… e lei corre.
Domenica mattina alle 11. Corre. Alle 13, pausa pranzo… CORRE!
Sguardo basso, tratti duri del viso, fisico scolpito nelle gambe e telefonino nokia/mp3 al collo, e MAI saluta. Per lei è una missione divina correre, un po’ come Forrest Gump, stimo.
Ho provato una volta a starle dietro: impossibile.
Poi c’è il signore coi baffoni e capelli impomatati bianchi che non corre: ha una impostazione da marcia militare, abbastanza rapida. Pantaloncini corti da calciatore e maglietta semplice, senza scritte. Ma lui c’è sempre. E lui saluta sempre con un cordiale “buonasera” ad alta voce. Niente Ipod.
Ed infine c’è il quasi 50enne che non si arrende al Tempo. Perennemente a torso nudo, mostrando una tonicità muscolare prossima al petto di pollo ingrassato, capello ribelle tinto e Rayban neri. Corre con una costante smorfia a denti stretti da sforzo ed emette dei suoni tipo “hizz!hizz!hizz!” quando espira. Non può salutare: è troppo impegnato a tenere sotto controllo il dolore dell’angina pectoris…
Ma stasera non vedo manco uno di questi personaggi.
Eppure… eppure c’è qualcosa che mi disturba. Non è un’auto che sta arrivando da dietro (ormai ho imparato a percepirle, più che sentirle).
Mi tolgo un auricolare. E dopo qualche secondo capisco.
E’ un suono cadenzato di piedi dietro di me.
Il suono aumenta, e con la coda dell’occhio la vedo.
E’ una ragazza bionda. Biondissima. Mai vista prima.
E’ vestita di scuro, i capelli sono raccolti in una coda raffazzonata, e il profilo è bellissimo.
Il suo ritmo è ben cadenzato, e dal fisico, si capisce che fa sport da sempre, oppure mangia pochissimo.
Ma esprime energia in ogni passo.
Mi affianca, ed io, ovviamente, modulo il passo per essere leggermente più veloce, allungo la falcata. Macchè, è sempre di fianco.
Tanto vale regolarsi allo stesso ritmo.
Lei non ha auricolari, corre e basta, senza respirare dalla bocca, ma ha un suono delicato dalle narici.
Si gira, e mi sorride.
Denti perfetti, come se fossero renderizzati con Autocad, e forse è l’immaginazione, ma ci vedo un brillantino su un incisivo superiore. Forse.
Il viso è appuntito, con le guance leggermente tirate mentre sorride e due fossette si creano sotto gli occhi scuri che sorridono anch’essi. Solo un piccolo neo tra un sopracciglio e la sommità del naso, rompe una simmetria perfetta di quel volto. E’ quel modello di bellezza che vediamo spesso in televisione.
Ma che ci fa di fianco a me?
Per qualche centinaio di metri corriamo affiancati, ed il suono delle sue scarpette è sincronizzato col mio. Stimo che sia alta (o bassa, dipende dai punti di vista), come me, quindi la falcata è quella.
Siamo sincronizzati.
Io, lei e questo tramonto splendido.
Jason Mraz l’ho fatto tacere da un po’, per evitare che mi suggerisca dei comportamenti non adatti alla situazione. Non è questo lo scenario per essere audaci. E che senso avrebbe?
Il tempo si ferma.
La strada raggiunge un bivio.
Solitamente io tiro dritto, per fare l’anello da otto km. Se prendo al deviazione diventa un dodici km.
Lei cosa farà?
Poche decine di metri prima lei si sposta verso il bivio. Inutile seguirla.
Prima di staccarsi definitivamente dalla strada principale si gira e mi sorride, e mi fa un saluto con la mano. E’ un saluto sincero, voluto.
Io la seguo con lo sguardo solo per qualche istante, e provo qualcosa di vagamente simile alla malinconia. Guardo di nuovo avanti: ho la mia strada da percorrere, il mio circuito.
D’istinto mi giro di nuovo verso il bivio e lei è scomparsa. Introvabile allo sguardo.
Me la sono immaginata?
Ridò vita all’MP3 e mi rimetto gli auricolari, e Zucchero Fornaciari mi canta nelle orecchie che viviamo una “Wonderful Life”.
Aggiusto l’andatura, e cerco di respirare in maniera più sincronizzata con le falcate. Un occhio all’orologio: tra dodici minuti sarò a casa.
Il rosso all’orizzonte è scomparso, nel cielo occhieggiano i primi pianeti e un paio di stelle, e la luna è crescente.
Forse Zucchero ha davvero ragione.
Sono appena passate le sette di sera e il sole è già al tramonto.
Oggi è stata una giornata d’inizio autunno magnifica: una leggera brezza per tutto il giorno ha spazzato il cielo dalle nuvole e dalla foschia, e l’orizzonte è limpido come poche volte ci è concesso qui in Pianura Padana.
Si vedono le Alpi, evento raro. Ed improvvisamente pensi che poi l’Italia non è poi così grande, ma è sicuramente bellissima.
Sto facendo il mio caro e solito circuito di jogging. Otto km su una strada asfaltata che si snoda dolcemente tra prati, villette e qualche timida macchia di bosco di gaggie incolto. E’ almeno sedici anni che faccio questo percorso, e come una confortante bolla temporale, in questi anni, pochissime cose sono cambiate. Ci sono angoli della periferia che sono cambiati radicalmente nel giro di mesi: case, parchi, condomini, parcheggi… In questa zona… no.
Forse è per questo che faccio sempre questo percorso. Io cambio, me ne accorgo, ma quello che mi sta intorno è sempre così. Mi da pace.
L’aria è freddina, con una temperatura assolutamente gradevole: è autunno, ma lo si capisce garbatamente, quest’anno. Prima sera però che esco con la felpa leggera.
Come al solito ho il mio MP3, ma non ascolto la mia stazione radio abituale, per una volta mi ascolto dei brani musicali. Assolutamente fuori ritmo con il movimento cadenzato del mio respiro e delle mie gambe, ma devo dare ritmo alla mia mente, non alla mia andatura. Mai messo canzoni isteriche da discoteca per “pomparmi”, ma nemmeno musica colta. Ascolto, con molta disinvoltura della “musica leggera”. All’orizzonte prima colline sono viola. Che magnifico effetto ottico quando il sole tramonta e l’aria cambia temperatura, che trasforma tutte le frequenze della luce ai nostri occhi su colori che non c’entrano nulla con la realtà. Le montagne viole ed azzurre, limpide, ci puoi vedere le prima timide luci di paesini che occhieggiano su di esse. Per meglio contrastarle il sole incendia l’aria di un bellissimo rosso arancio su tutto l’orizzonte. Nessuna nuvola. Il resto del cielo si sta scurendo, passando dall’arancio al blu scuro, passando per tutte le armonie cromatiche intermedie, che nessuno schermo lcd potrà mai solo sperare di riprodurne la metà. Rosso di sera, bel tempo si spera. Non lo so se domani sarà bello: ma ora è spettacolare.
Jason Mraz con la sua “I am Yours” fa sposare le sua imberbe voce con lo scenario che mi si para davanti.
A quest’ora su questa strada non ci sono praticamente auto. Sono solo io.
Strano.
Durante la settimana incontro svariati personaggi che, come me, cercano conforto, anti-stress e “calorie-trimming”, dalla corsa.
La maggior parte sono giovani, alcuni più giovani di me.
Ci salutiamo sempre. Uno sguardo, un sorriso, una mano alzata.
C’è il ragazzo super abbronzato, anche d’inverno, con due spalle come un toro, che corre sotto il peso dei suoi muscoli. E quello che mi sorride con maggior simpatia. Ipod al braccio.
Poi c’è un tizio che corre come se avesse un’asse da surf legata alla schiena: dritto!
Anche lui accenna sempre un sorriso e una mano. Un po’ meno però: si vede che fa fatica. E lascia sempre dietro una scia di dopobarba spaventosa. Profumarsi prima di andare a correre? Questo è stile… Ipod in tasca.
Poi c’è la “pazza”. Una donna, minuta, magra, che corre come un missile. Sempre. L’ho vista a tutti gli orari, magari io tornavo a casa per quelle strade in auto dopo una giornata di lavoro allucinante alle nove di sera… e lei corre.
Domenica mattina alle 11. Corre. Alle 13, pausa pranzo… CORRE!
Sguardo basso, tratti duri del viso, fisico scolpito nelle gambe e telefonino nokia/mp3 al collo, e MAI saluta. Per lei è una missione divina correre, un po’ come Forrest Gump, stimo.
Ho provato una volta a starle dietro: impossibile.
Poi c’è il signore coi baffoni e capelli impomatati bianchi che non corre: ha una impostazione da marcia militare, abbastanza rapida. Pantaloncini corti da calciatore e maglietta semplice, senza scritte. Ma lui c’è sempre. E lui saluta sempre con un cordiale “buonasera” ad alta voce. Niente Ipod.
Ed infine c’è il quasi 50enne che non si arrende al Tempo. Perennemente a torso nudo, mostrando una tonicità muscolare prossima al petto di pollo ingrassato, capello ribelle tinto e Rayban neri. Corre con una costante smorfia a denti stretti da sforzo ed emette dei suoni tipo “hizz!hizz!hizz!” quando espira. Non può salutare: è troppo impegnato a tenere sotto controllo il dolore dell’angina pectoris…
Ma stasera non vedo manco uno di questi personaggi.
Eppure… eppure c’è qualcosa che mi disturba. Non è un’auto che sta arrivando da dietro (ormai ho imparato a percepirle, più che sentirle).
Mi tolgo un auricolare. E dopo qualche secondo capisco.
E’ un suono cadenzato di piedi dietro di me.
Il suono aumenta, e con la coda dell’occhio la vedo.
E’ una ragazza bionda. Biondissima. Mai vista prima.
E’ vestita di scuro, i capelli sono raccolti in una coda raffazzonata, e il profilo è bellissimo.
Il suo ritmo è ben cadenzato, e dal fisico, si capisce che fa sport da sempre, oppure mangia pochissimo.
Ma esprime energia in ogni passo.
Mi affianca, ed io, ovviamente, modulo il passo per essere leggermente più veloce, allungo la falcata. Macchè, è sempre di fianco.
Tanto vale regolarsi allo stesso ritmo.
Lei non ha auricolari, corre e basta, senza respirare dalla bocca, ma ha un suono delicato dalle narici.
Si gira, e mi sorride.
Denti perfetti, come se fossero renderizzati con Autocad, e forse è l’immaginazione, ma ci vedo un brillantino su un incisivo superiore. Forse.
Il viso è appuntito, con le guance leggermente tirate mentre sorride e due fossette si creano sotto gli occhi scuri che sorridono anch’essi. Solo un piccolo neo tra un sopracciglio e la sommità del naso, rompe una simmetria perfetta di quel volto. E’ quel modello di bellezza che vediamo spesso in televisione.
Ma che ci fa di fianco a me?
Per qualche centinaio di metri corriamo affiancati, ed il suono delle sue scarpette è sincronizzato col mio. Stimo che sia alta (o bassa, dipende dai punti di vista), come me, quindi la falcata è quella.
Siamo sincronizzati.
Io, lei e questo tramonto splendido.
Jason Mraz l’ho fatto tacere da un po’, per evitare che mi suggerisca dei comportamenti non adatti alla situazione. Non è questo lo scenario per essere audaci. E che senso avrebbe?
Il tempo si ferma.
La strada raggiunge un bivio.
Solitamente io tiro dritto, per fare l’anello da otto km. Se prendo al deviazione diventa un dodici km.
Lei cosa farà?
Poche decine di metri prima lei si sposta verso il bivio. Inutile seguirla.
Prima di staccarsi definitivamente dalla strada principale si gira e mi sorride, e mi fa un saluto con la mano. E’ un saluto sincero, voluto.
Io la seguo con lo sguardo solo per qualche istante, e provo qualcosa di vagamente simile alla malinconia. Guardo di nuovo avanti: ho la mia strada da percorrere, il mio circuito.
D’istinto mi giro di nuovo verso il bivio e lei è scomparsa. Introvabile allo sguardo.
Me la sono immaginata?
Ridò vita all’MP3 e mi rimetto gli auricolari, e Zucchero Fornaciari mi canta nelle orecchie che viviamo una “Wonderful Life”.
Aggiusto l’andatura, e cerco di respirare in maniera più sincronizzata con le falcate. Un occhio all’orologio: tra dodici minuti sarò a casa.
Il rosso all’orizzonte è scomparso, nel cielo occhieggiano i primi pianeti e un paio di stelle, e la luna è crescente.
Forse Zucchero ha davvero ragione.
3.9.08
Bingo! (quasi...)
Con una certa sorpresa e soddisfazione il mio romanzo è stato recensito da RID: Rivista Italiana Difesa. Questa rivista è IL riferimento in Italia in fatto di Geopolitica, Tecnologie Militari e Storia Militare. Gli addetti ai lavori la conoscono molto bene, in quanto il suo direttore, il Dott. Andrea Nativi, apre sempre la rivista con degli Editoriali che "fanno tendenza" nel mondo della Difesa italiana. Il Dott. nativi è anche spesso in TV e in radio, quando si tratta di rispondere a quesiti di carattere tecnico e politico su temi di tecnologie applicate alla Difesa e Geopolitica.
Quindi, eccomi che sul numero di Agosto di questa prestigiosa rivista, mi ritrovo la seguente recensione (cliccateci sopra leggerla):
Beh, per essere un emerito sconosciuto, e senza "raccomandazione politica dietro le spalle", incassare una competenza dietro i dettagli tecnico-operativi da RID, non è cosa da poco. Sulla questione dialoghi direi che chi ha stilato la recensione non incontra il mio stile di caratterizzazione dei personaggi attraverso i dialoghi (dettaglio che è apprezzatissimo dai lettori del romanzo che mi scrivono commenti via email). Ma è una questione di gusti.
Che dire? Recensioni positive spontanee del mio romanzo, ormai, se ne trovano in internet, e ne sono felice e grato a chi le ha redatte. Però mi sono concesso di pubblicare questa recensione di RID perchè rappresenta un "passaggio obbligato di giudizio" per uno scrittore esordiente che tratta di questi argomenti.
Ok, questa è passata, e neanche malaccio. Vediamo il prossimo gradino da affrontare...
Quindi, eccomi che sul numero di Agosto di questa prestigiosa rivista, mi ritrovo la seguente recensione (cliccateci sopra leggerla):
Che dire? Recensioni positive spontanee del mio romanzo, ormai, se ne trovano in internet, e ne sono felice e grato a chi le ha redatte. Però mi sono concesso di pubblicare questa recensione di RID perchè rappresenta un "passaggio obbligato di giudizio" per uno scrittore esordiente che tratta di questi argomenti.
Ok, questa è passata, e neanche malaccio. Vediamo il prossimo gradino da affrontare...
30.8.08
"La Giusta Decisione" & friends
...Torniamo a parlare del mio romanzo.
Oggi ho avuto modo incontrare sul campo (di tiro) la persona che mi ha ispirato il personaggio principale del mio romanzo, il Tenente Matteo Giuliani (nome di fantasia del personaggio).
E' stata anche un'occasione per dargliene una copia (tra i miei impegni ed i suoi di "lavoro" non è facile beccarlo).
Una bella occasione per incontrarsi di nuovo fare due chiacchiere.
Per coloro che hanno già letto il romanzo, spiacente di non pubblicare una foto "in chiaro", ma non posso.
Vorrei altresì precisare che questa persona ha solo indirettamente ispirato dal punto di vista della descrizione fisica del personaggio di Matteo e basta e non ha assolutamente collaborato alla stesura del romanzo. Tutte le azioni e i dialoghi che si attribuiscono al personaggio sono solo frutto di fantasia per dare "colore" alla narrazione e per tratteggiare un profilo psicologico fittizio. Un romanzo è pur sempre un'opera di fantasia e fatti e persone che vengono citati in esso sono una pura casualità.
Pubblicare le foto delle varie persone del IX° che hanno ispirato il romanzo?
Beh, adesso non esageriamo.
PS io sono "piccoletto", ma lui è "enorme"...
29.8.08
“What goes up, Must come down”.
E’ una legge dell’Universo.
Il mio periodo di assoluta serenità non è scomparso, semplicemente si è preso una pausa.
Se tutto in Natura va a cicli, sono in una fase discendente, di umore, di energie, di fisico.
Niente teorie su Bioritmi o altre spiegazioni parascientifiche. Questo periodo era prevedibile, ma non previsto.
A volte le cose cambiano in fretta, molto in fretta.
Razionalmente possiamo accettare i cambiamenti, possiamo dire che erano anche non inaspettati, eppure nell’Animo, quando arrivano colpiscono, e non fanno prigionieri, specialmente se si crede di avere una coscienza che ha un’ottima memoria.
Però accettiamo tutto.
Si soffre più per parole che non si sono dette, o per quelle che abbiamo pronunciato?
Si soffre magari per uno sguardo che non si è mai visto nella realtà?
Si soffre per l’opinione che gli altri, che crediamo di conoscere perfettamente, hanno di noi?
Certo. E tanto.
Però abbiamo la nostra quotidianità: il più potente antidoto per i tormenti dell’anima.
Il nostro lavoro, la burocrazia di tutti i giorni, gli impegni domestici, i rapporti con persone neutrali… Potentissimi antibiotici ad ampio spettro contro i dolori, le delusioni, i sensi di colpa.
E’ possibile avere un rapporto con la gente assolutamente normale, mentre dentro noi vorremmo urlare?
Certo. Lo fanno tutti. Tutti i giorni. E la voglia di urlare sopisce di conseguenza.
A volte bisogna sopprimere l'istinto, per non generare maggiori dolori.
Anestetizzarsi la coscienza per vivere meglio?
Perchè no?
In fondo non è difficile: è semplicemente insopportabile.
Passerà.
E’ una legge dell’Universo.
Il mio periodo di assoluta serenità non è scomparso, semplicemente si è preso una pausa.
Se tutto in Natura va a cicli, sono in una fase discendente, di umore, di energie, di fisico.
Niente teorie su Bioritmi o altre spiegazioni parascientifiche. Questo periodo era prevedibile, ma non previsto.
A volte le cose cambiano in fretta, molto in fretta.
Razionalmente possiamo accettare i cambiamenti, possiamo dire che erano anche non inaspettati, eppure nell’Animo, quando arrivano colpiscono, e non fanno prigionieri, specialmente se si crede di avere una coscienza che ha un’ottima memoria.
Però accettiamo tutto.
Si soffre più per parole che non si sono dette, o per quelle che abbiamo pronunciato?
Si soffre magari per uno sguardo che non si è mai visto nella realtà?
Si soffre per l’opinione che gli altri, che crediamo di conoscere perfettamente, hanno di noi?
Certo. E tanto.
Però abbiamo la nostra quotidianità: il più potente antidoto per i tormenti dell’anima.
Il nostro lavoro, la burocrazia di tutti i giorni, gli impegni domestici, i rapporti con persone neutrali… Potentissimi antibiotici ad ampio spettro contro i dolori, le delusioni, i sensi di colpa.
E’ possibile avere un rapporto con la gente assolutamente normale, mentre dentro noi vorremmo urlare?
Certo. Lo fanno tutti. Tutti i giorni. E la voglia di urlare sopisce di conseguenza.
A volte bisogna sopprimere l'istinto, per non generare maggiori dolori.
Anestetizzarsi la coscienza per vivere meglio?
Perchè no?
In fondo non è difficile: è semplicemente insopportabile.
Passerà.
21.8.08
...Soffermati sulla cima
Soffermati sulla cima.
Non c’è fretta: ci sei arrivato.
Appoggiati a riprendere fiato, più che altro con la mente, e guarda.
Guarda la valle, guarda le montagne.
Ce ne sono di più basse, ma anche di più alte, che sono ancora da scalare.
Però sei arrivato fin qui, sulle tue gambe, con il tuo zaino.
Scordati di tutto, perché il tempo per preoccuparti d’altre cose ne avrai in abbondanza domani, dopodomani e nei giorni a seguire.
Hai visto dove sei riuscito ad arrivare?
Non è poco se ci pensi.
Non è molto se cerchi sempre e solo la felicità.
Allora goditi quello che hai ora, prendendoti una piccola pausa.
Soffermati sulla cima.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Non riesco a smettere di ridere! Mi sono immaginato di scrivere un paragrafetto stile “New Age” / “Iper-motvatore per gente depressa cronicamente” e, utilizzando una mia recente foto che ho fatto nella mia amata Val di Fiemme come ispirazione –ricchi premi a chi indovina dove l’ho scattata-, mi sono messo a scrivere le parole più ridicole che mi venivano in mente. Magari per qualche secondo vi siete sentiti toccati da queste mie frasi? Beh, allora siete messi male! :-D
Se invece vi siete messi a ridere, va tutto bene: siete normali.
Scusatemi, ma tutte le volte che ho preso in mano libri più o meno di questo genere, tipo “La Profezia di Celestino” et similia, ho sempre sghignazzato come uno scemo. La felicità non esiste, ma si possono avere degli stati d’animo assolutamente sereni, come nel mio precedente post, e sono cose che auguro a tutti. Ed è vero che nella maggior parte dei casi, questa serenità, dipende esclusivamente da come interpretiamo le cose che ci accadono.
Ma torniamo a me.
Cambiato lavoro poco più che un mese, ricordavate?
E come mi trovo?
Beh, è il classico lavoro dove l’orologio è un oggetto inutile: sai quando inizi, ma finisci solo quando le cose “sembrano funzionare”.
Non di rado torno a casa alle nove di sera.
Sostanzialmente l’azienda è formata da una squadra di nove persone, ognuna specializzata in un abito informatico specifico, e ci sentiamo solo via cellulare. Io ho conosciuto di persona solo quattro colleghi, ma c’è gente dentro da un anno che deve ancora conoscerli tutti…
Ognuno ha i suoi compiti, e spesso un cliente vede passarci a rotazione a seconda dell’intervento che c’è da fare sul suo sistema informatico. Il centro nevralgico dell’azienda è il capo, che ha la consapevolezza istantanea della posizione geografica e dei compiti da svolgere di tutta la squadra. Il tutto senza mai prendere un appunto scritto: va tutto a memoria. I miei colleghi mi hanno già detto che ciò ha portato in passato a qualche situazione paradossale da gestire… Altra caratteristiche del capo è che ti assegna il compito da seguire un giorno per l’altro. Nessuna pianificazione reale settimanale o di più di due giornate. Quindi, verso le 18 di ogni giorno, si aspetta la chiamata che ti dice dove andrai il giorno successivo. Per questa caratteristica ho dato il nomignolo di Damocles al mio capo. Sentendo gli altri ragazzi, direi che sono quello che ha dato il soprannome più “elegante” :-D
Non c’è fretta: ci sei arrivato.
Appoggiati a riprendere fiato, più che altro con la mente, e guarda.
Guarda la valle, guarda le montagne.
Ce ne sono di più basse, ma anche di più alte, che sono ancora da scalare.
Però sei arrivato fin qui, sulle tue gambe, con il tuo zaino.
Scordati di tutto, perché il tempo per preoccuparti d’altre cose ne avrai in abbondanza domani, dopodomani e nei giorni a seguire.
Hai visto dove sei riuscito ad arrivare?
Non è poco se ci pensi.
Non è molto se cerchi sempre e solo la felicità.
Allora goditi quello che hai ora, prendendoti una piccola pausa.
Soffermati sulla cima.
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Non riesco a smettere di ridere! Mi sono immaginato di scrivere un paragrafetto stile “New Age” / “Iper-motvatore per gente depressa cronicamente” e, utilizzando una mia recente foto che ho fatto nella mia amata Val di Fiemme come ispirazione –ricchi premi a chi indovina dove l’ho scattata-, mi sono messo a scrivere le parole più ridicole che mi venivano in mente. Magari per qualche secondo vi siete sentiti toccati da queste mie frasi? Beh, allora siete messi male! :-D
Se invece vi siete messi a ridere, va tutto bene: siete normali.
Scusatemi, ma tutte le volte che ho preso in mano libri più o meno di questo genere, tipo “La Profezia di Celestino” et similia, ho sempre sghignazzato come uno scemo. La felicità non esiste, ma si possono avere degli stati d’animo assolutamente sereni, come nel mio precedente post, e sono cose che auguro a tutti. Ed è vero che nella maggior parte dei casi, questa serenità, dipende esclusivamente da come interpretiamo le cose che ci accadono.
Ma torniamo a me.
Cambiato lavoro poco più che un mese, ricordavate?
E come mi trovo?
Beh, è il classico lavoro dove l’orologio è un oggetto inutile: sai quando inizi, ma finisci solo quando le cose “sembrano funzionare”.
Non di rado torno a casa alle nove di sera.
Sostanzialmente l’azienda è formata da una squadra di nove persone, ognuna specializzata in un abito informatico specifico, e ci sentiamo solo via cellulare. Io ho conosciuto di persona solo quattro colleghi, ma c’è gente dentro da un anno che deve ancora conoscerli tutti…
Ognuno ha i suoi compiti, e spesso un cliente vede passarci a rotazione a seconda dell’intervento che c’è da fare sul suo sistema informatico. Il centro nevralgico dell’azienda è il capo, che ha la consapevolezza istantanea della posizione geografica e dei compiti da svolgere di tutta la squadra. Il tutto senza mai prendere un appunto scritto: va tutto a memoria. I miei colleghi mi hanno già detto che ciò ha portato in passato a qualche situazione paradossale da gestire… Altra caratteristiche del capo è che ti assegna il compito da seguire un giorno per l’altro. Nessuna pianificazione reale settimanale o di più di due giornate. Quindi, verso le 18 di ogni giorno, si aspetta la chiamata che ti dice dove andrai il giorno successivo. Per questa caratteristica ho dato il nomignolo di Damocles al mio capo. Sentendo gli altri ragazzi, direi che sono quello che ha dato il soprannome più “elegante” :-D
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