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1.3.18

Recensione Missioni Segrete (Ed. Longanesi)


"Uno dei fondatori del Gis racconta le operazioni  militari che gli italiani non conoscono"
Con questa tagline in copertina, il terzo libro del Comandante Alfa si presenta ai lettori.
Un record assoluto, per l'editoria italiana, nel pubblicare ben tre libri biografici di un appartenente delle Forze Speciali. Ovviamente stiamo parlando di un Operatore che per svariati decenni ha fatto parte del Gruppo Intervento Speciale dell'Arma dei Carabinieri e che è stato testimone, quando non protagonista, di numerose assegnazioni e missioni impegnative.

Iniziamo la recensione dicendo che questa volta, al terzo libro, si è centrato il bersaglio.
Abbiamo una biografia che riesce ad equilibrare le riflessioni del protagonista, un Comandante Alfa che ha selezionato con cura gli episodi da illustrare ai lettori, con il giusto coinvolgimento narrativo.
La penna del giornalista Meo Ponte descrive le memorie del Comandante Alfa incastrando ogni episodio in una esaustiva collocazione geopolitica e strizza l'occhio agli appassionati descrivendo e sottolineando, quando indispensabile, marche, modelli, calibri, prestazioni dei vari armamenti ed equipaggiamenti usati dal GIS in quattro decenni.

Il libro parte subito con una missione poco conosciuta: la scorta dei presunti attentatori della strage aerea di Lockerbie. Un capitolo dove si mettono in evidenza le capacità di adattamento, diplomazia improvvisata (ma efficace), dei Carabinieri del GIS.
Dopodiché il lettore viene a conoscenza che il neonato GIS, alla fine degli anni '70 sarà impiegato ben prima dell'assalto al super carcere di Trani (che da sempre è considerato il "battesimo del fuoco" del Reparto).
La prima parte del libro utilizza molto la tecnica della narrazione "a bolle concentriche". Ogni evento è spunto per un'agile digressione, che a sua volta si ricollega ad un altro fatto, che alla fine fanno comprendere al lettore una visione più ampia del racconto originale. Godibile come lettura, in tal senso.
Dopodiché il Comandante Alfa diventa più specifico e in un paio di missioni particolari, fra tutte quella del Negoziatore (ruolo a me particolarmente caro) che deve convincere una donna con problemi mentali a non suicidarsi e non far male ai propri figli, e quella di uno sniper in Iraq, si ha tutta l'emozione della consapevolezza che si stanno leggendo delle imprese straordinarie, compiute da uomini eccezionali.

Abbiamo poi interessanti scorci delle operazioni nei Balcani e di catture rocambolesche sul territorio italiano di malavitosi giudicati "imprendibili". 
Oppure interessanti analisi di situazioni terribili come quelle del caso Kerkoc, che è poi diventato materia di studio di tutte le Forze Speciali europee.

Nella seconda metà del libro, Missioni Segrete, si preme sull'acceleratore. Arrivano i primi anni 2000, con le missioni in Iraq ed in Afghanistan. Missioni di Pace, che di "Pacifico" non hanno nulla. Il GIS viene inquadrato nella Task Force 45 e finalmente un libro spiega, abbastanza nel dettaglio, le furiose battaglie sostenute dai membri della Task Force. E' anche dato il punto di vista alternativo di un famosissimo episodio di guerra che ha visto un soldato dell'Esercito decorato (leggere per scoprire di chi si tratta...).
Con mia grande soddisfazione personale è anche descritto, seppur brevemente, l'assalto al compound ES-KO del 3 novembre 2011, vero episodio che ha mostrato la vocazione nel CQB del GIS. Effettivamente di questa battaglia in Italia venne scritto forse un trafiletto di quindici righe. C'è sempre stato, fino ad oggi, un certo riserbo a divulgarne i dettagli. Un operatore del GIS è stato anche decorato in quella missione.
Il Comandante Alfa riprende i suoi pilastri usati nei precedenti libri: il concetto di SQUADRA, la salvaguardia della vita umana, anche del malvivente. La capacità di sapersi adattare, di sacrificare la vita privata per il bene collettivo e la capacità di saper trasmettere ad altri le proprie conoscenze.
Il Comandante Alfa per buona parte della sua carriera è stato un istruttore: ha formato operatori del GIS, ma ha anche utilizzato la sua professionalità per addestrare unità speciali di Paesi alleati.
Quarant'anni nel GIS gli hanno permesso di scrivere tre libri, ma solo con MISSIONI SEGRETE si è chiuso il cerchio nel far comprendere al grande pubblico cosa significhi essere un operatore pluridecorato delle Forze Speciali.

18.4.17

Recensione Io vivo nell'ombra - Comandante Alfa (Longanesi)


A quasi due anni esatti dalla pubblicazione dell'acclamato Cuore di Rondine, il Comandante Alfa esce col suo secondo libro intitolato Io vivo nell'ombra, sempre con Longanesi.

Il libro, lo dico subito, ha un sapore di orgoglio, di senso di appartenenza, ma soprattutto si consacra come un testamento spirituale verso le nuove generazioni di operatori del GIS.
Io vivo nell'ombra è la versione espansa del precedente Cuore di Rondine dove, inevitabilmente, abbiamo citati episodi presenti in entrambi i libri, con la differenza di una maggior profondità di dettagli e di descrizione storica dello scenario dove avvengono i vari episodi.
Infatti è avvertibile la cura con cui si viene inseriti nel contesto geopolitico dove il Comandante Alfa ha agito durante le sue missioni, in Italia ed all'estero. Non vuole solo far capire come si siano svolte le missioni con il suo punto di vista, vuole anche far comprendere al lettore (cosa preziosa per le generazioni più giovani!) l'atmosfera politica che si respirava in una certo momento storico. Parliamo di quasi quarant'anni di carriera in uno dei Reparti più prestigiosi al mondo e il Comandante Alfa ha attraversato tutti questi cambiamenti storici sempre a testa alta.
Il libro sicuramente accontenta chi voleva "sapere di più" dall'eccellente ed "intimo" Cuore di Rondine.
I lettori sono esposti, specie nella parte finale del libro, ad una ricca documentazione fotografica dalla collezione personale del Comandante Alfa, da sigle e tipi di armamenti usati attualmente dal Reparto e una descrizione sommaria dell'attuale iter di Selezione ed Addestramento dei nuovi Operatori.
Il libro è diviso in cinque ideali Sezioni:

-Le prime attività del GIS in Italia e in Europa con le relativa collaborazioni con Reparti equivalenti Europei
-Lo schieramento operativo in Iraq
-L'esperienza di scorta VIP a livello di Capi di Stato stranieri
-Attività in Afghanistan
-Il GIS oggi

Immergersi nella lettura di "Io vivo nell'ombra" è come avere una chiacchierata col Comandante Alfa, e il racconto degli episodi muta dal tempo passato all'uso del presente (per segnalare le scene d'azione) in innumerevoli flashback annidati tra loro. Un ricordo in Iraq richiama una situazione vissuta in Italia, e via dicendo. Immaginate di avere un album fotografico tra le sue mani e il Comandate Alfa che vi indica una foto alla volta e vi racconta un aneddoto per ognuna di esse. Da una foto ingiallita della fine degli anni Settanta, fino ad una stampa digitale dei primi anni duemila. Le uniformi delle prime foto che sono verde oliva, e poi diventano blu notte per finire alle Vegecam usate in Afghanistan.  Il Comandante Alfa ci dice che cambiano le uniformi, la buffetteria, le armi... Ma non l'uomo dietro il Mephisto.
Il romanzo è costellato di innumerevoli episodi di vita vissuta, come l'incredibile sfida tra il Comandante Alfa ed un istruttore americano prestato ai SAS inglesi durante un addestramento, per difendere l'onore italiano. Oppure dettagli raggelanti sull'Operazione Chimera condotta in Bosnia, al tempo della cattura dei criminali di guerra.

Corposa, attenta ed emozionante la descrizione delle varie missioni in Italia, soprattutto per la liberazione ostaggi e per la cattura di pericolosi delinquenti, con un approfondimento delle tecniche utilizzate e degli equipaggiamenti, nella loro evoluzione nei decenni. Il Comandante Alfa racconta, descrive, ma commenta anche la miseria umana di cui è stato testimone, come nel caso della cattura di persone che provenienti da una vita normale, a causa di grandi stress ed esasperazioni, si trasformano in assassini armati che si barricano in casa e uccidono i passanti (come a Bogogno nel 2005 e altri descritti nel libro).
Curiosi ed interessanti gli aneddoti sulle scorte  effettuati a vari VIP e Capi di Governo che rivelano la grande professionalità del GIS che ha saputo imparare dai migliori (GSG9 e SAS in primis), per trasformarsi nei classici "allievi che superano i maestri".

"Io vivo nell'ombra" è un libro pensato per tutti coloro che vogliono avere una cronologia ragionata delle imprese del Gruppo Intervento Speciale dell'Arma dei Carabinieri, scritta con rigore giornalistico (infatti l'autore mi risulta essere il giornalista Meo Ponte), ma commentata con grande umanità dal Comandante Alfa.
Non so se ci sarà un terzo libro del Comandante Alfa, può darsi. Ma con Cuore di Rondine, e questo Io vivo nell'ombra, ha compiuto la sua ultima missione: raccontare il GIS a tutti.
Uomini umili e addestrati per affrontare situazioni straordinarie che eseguono le missioni con la regola non scritta, ma sacra, di non dover mai sparare per primi e di cercare di catturare vivo il delinquente, indipendentemente dai crimini di cui si è macchiato.


"Più sudore e meno sangue".

16.4.15

Recensione di Cuore di Rondine -Longanesi Editore-



Dopo quasi venticinque anni di ritardo rispetto alla letteratura anglosassone in Italia una casa editrice a livello nazionale ha capito che non è più tabù pubblicare biografie di militari ed ex-militari dei Reparti Speciali. Non è la prima, e non sarà l'ultima, ma per troppi anni, specie dalle case editrici minori ed indipendenti, abbiamo avuto pessimi libri, spesso di millantatori, che nelle loro "biografie" hanno inquinato la percezione che il grande pubblico ha delle Forze Speciali italiane. Cuore di Rondine invece è la prima vera biografia militare italiana degna di questo nome.

E' con grande curiosità ed interesse (non sono due sinonimi) che mi sono precipitato a leggere questo libro. Innanzitutto per il legame di stima che mi lega al Reparto e poi per capire come un Operatore del GIS, uno dei primi pilastri fondatori del Gruppo Intervento Speciale, poteva accingersi a raccogliere la sfida di raccontare 30 anni di storia italiana. Cuore di Rondine si snoda attraverso le vicende di cronaca più in vista dell'Italia dalla fine degli anni '70 al 2005. La rivolta del carcere di Trani, Il sequestro di Cesare Casella, l'operazione per il salvataggio di Patrizia Tacchella, i Serenissimi che assaltano il Campanile di P.zza San Marco e le attività più recenti a Nassiriya. Solo per citare alcuni episodi descritti nel libro e di cui Comandante Alfa, lo pseudonimo dietro cui si cela l'autore, che nonostante l'età anagrafica è ancora operativo presso il Reparto, è stato protagonista in prima persona.

Il libro è magnificamente scritto con la tecnica del “sliding flashback”, ovvero in una linea temporale narrativa ben definita (l’Iraq tra il 2004 ed il 2005), l’autore ricorda vari momenti della sua carriera operativa attraverso vari artifici narrativi. I momenti di solitudine in branda, oppure la voglia di condividere un episodio operativo significativo con le reclute irachene, sono tutti spunti per aprire capitoli di operazioni precedenti.
Lo stile di scrittura è una ventata di aria fresca rispetto ad altri libri di questo genere. Durante la lettura, infatti, specie nei capitoli meno operativi, ho avuto qualche dubbio sulla mano che ha realizzato il libro. Non è una mano completamente “maschile”. Lo stile non è diretto, ma nemmeno verboso. La descrizione delle emozioni provate dal Comandante Alfa durante la sua vita operativa è resa con una magnificenza letteraria che denota una sensibilità enorme nell’accarezzare ogni situazione. Ogni dubbio si scioglie quando arrivo ai ringraziamenti a fine libro: Stefania Piumarta è la talentuosa interfaccia letteraria tra le emozioni profondissime del Comandante Alfa e le parole scritte sul libro.

In certe parti la narrazione, specie nei dialoghi, è molto esplicita. L’ho apprezzato, a volte i termini volgari danno la giusta prospettiva e tensione per sottolineare le situazioni. Ma non esagera mai.
Le emozioni sono il pilastro solido su cui tutto il libro si regge. Emozioni per la lontananza dalla famiglia, il senso del dovere che scolpisce un giovane, irrequieto e disorientato Carabiniere ad inizio carriera in uno degli operatori del GIS fondamentali per il Reparto. I turbamenti per i colleghi persi negli anni e per ciò di cui è stato purtroppo testimone suo malgrado. Il rapporto speciale con il defunto Presidente Cossiga. C’è spazio anche per episodi divertenti, siparietti di distensione anche per il lettore. Una fra tutti: lo spassosissimo dialogo tra il Comandante Alfa ed il Serenissimo-Mimetico asserragliato sul campanile di Piazza San Marco.

Ci sono capitoli che sono veramente toccanti che da soli valgono l’intero libro, come quello dedicato alla liberazione di Patrizia Tacchella, che mette a nudo l’operatore in tutta la sua umana sensibilità. Ma cito solo questo. Il libro è pieno di passaggi che fanno salire un nodo in gola, descritti con straordinaria emozione.
Il libro è un semplice dialogo con il lettore. Cuore di Rondine non cade nella trappola di descrivere nei dettagli le operazioni del GIS. 
E’ un libro per far capire cos'è il GIS.
Dal punto di vista tecnico e delle tecnologie utilizzate dal Reparto il libro è perfetto: non scende in dettagli. Solo qualche sprazzo di descrizioni di tecniche operative a livello superficiale, ma più per coinvolgere il lettore nel visualizzare l'azione. Ho trovato solo un refuso in una sigla di un elicottero (CH45…), per il resto il lavoro di editing eseguito su questo manoscritto è stato eccezionale. Cosa rara.

Cuore di Rondine è un libro per tutti. Deve essere un libro per tutti. L’appassionato di “cose militari” non è il reale target di questa biografia. Il lettore tipo sarà quella persona che vuole capire cosa significa essere padre, soldato e manager di uomini e materiali, con responsabilità che vanno oltre l’immaginabile.
Le mie personali conclusioni sono quelle che abbiamo finalmente in Italia un bel libro, che consiglio vivamente (non sono stato pagato per scrivere questa recensione ;) ) di acquistare, di leggere e rileggere. Non capita spesso di fare quattro chiacchiere con un operatore del GIS. 

Si spera, a questo punto, che questa biografia possa vendere almeno 10.000 copie (che sarebbe un record stratosferico per un libro pubblicato solo in lingua italiana nel nostro svogliato panorama di lettori italiani) in modo da convincere magari di abbattere un altro tabù: finalmente fare un film *decente* su una biografia di un militare italiano. Per troppo tempo abbiamo subito pessime fiction e ancor peggio film sull'argomento. Forse Cuore di Rondine può essere quell'opera in grado di convincere dei produttori a farne un film. Non sarebbero soldi buttati via.

#iosonocuoredirondine

11.11.13

Nasiriyya

Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte
Giovanni Cavallaro, sottotenente
Giuseppe Coletta, brigadiere
Andrea Filippa, appuntato
Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
Daniele Ghione, maresciallo capo
Horacio Majorana, appuntato
Ivan Ghitti, brigadiere
Domenico Intravaia, vice brigadiere
Filippo Merlino, sottotenente
Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte
Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante
Massimo Ficuciello, capitano
Silvio Olla, maresciallo capo
Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci, caporal maggiore
Marco Beci
Stefano Rolla

Dieci anni dopo.
Una guerra ed un paese, l’Iraq, totalmente abbandonato dai media, che si trova oggi in condizioni di instabilità peggiori di quanto lo fosse nel 2003.

Una strage che ci ha fatto capire, per la "prima" volta nelle storia delle “Operazioni di Pace” che gli italiani sono stati visti come bersagli esattamente che tutte le altre truppe di altre nazionalità. Abbiamo perso quel giorno quello scudo stereotipato del “Italiani Brava Gente”, su cui si sono fin troppo appoggiati Alti Ufficiali per decenni. La Somalia evidentemente, dieci anni prima, non aveva insegnato un bel niente a nessuno, nella catena decisionale ad alto livello.

Dopo questo attentato tutto è cambiato. 
La sensazione immediata, specie negli anni appena successivi a questa tragedia, è stata quella che i vari governi che si sono succeduti, abbiano voluto dimenticarsene. Tanto per cambiare. Di Nasiriyya non si è mai voluto far capire bene agli italiani che cosa facevamo laggiù, così si sono scatenate le peggio ricostruzioni giornalistiche amatoriali. Che dopo dieci anni hanno perso totalmente forza, non perché siano state abilmente insabbiate, ma perché non valevano nulla fin dal principio, dato che erano basate sul nulla. 

Ricordiamo l’eterna diatriba dei familiari dei militari caduti nell'esplosione? La vedova del militare, non sposati, che non poteva percepire la pensione? Oppure il fatto che non sia stata intitolata nessuna lapide commemorativa nei Palazzi del Quirinale a ricordo di questi militari. Tante vie, tante piazze e tanti piccoli monumenti sono stati dedicati a questi Caduti. Ma da Roma, nulla di ufficiale. Vogliamo ricordare i cori terribilmente ridicoli, quando non vergognosi, di qualche manifestante in Italia, che in occasione del corteo 
sulla protesta sociale di turno, urlavano lo slogan “10,100, 1000 Nasiriyya!”. Mi chiedo, dopo tutti questi anni, questi ragazzotti che fine abbiano fatto. Se abbiano preso coscienza di quello che stavano urlando ed il motivo. Perché sul momento, quando gli si chiedeva esplicitamente il motivo di tale frase, ribattevano alle telecamere con idiozie incoerenti che andavano dal petrolio, alla violenza dei Carabinieri negli stadi, il G8 di Genova del 2001, ed il nuovo “neoimperialismo italiano”. Dove siete oggi? Non li fate più i cortei? Oggi servirebbero un sacco di bandiere della pace per l’Iraq (e non solo), che abbiamo lasciato, e che è messo malissimo. Dove siete?

Voglio ricordare quel giorno, il 12 Novembre 2003, con un gesto fatto da una persona comune. Alle 11 del mattino venne data la notizia sui media che una grossa esplosione era avvenuta presso la base del contingente italiano dei Carabinieri in Iraq. Verso le 14 si ebbero già le prime notizie sulla portata del numero di vittime. Alle 15 vidi una signora anziana portare un mazzo di fiori davanti al cancello della Stazione dei Carabinieri della frazione di Parma dove abitavo allora. Uscì subito un Brigadiere che prese il mazzo di fiori e ringraziò la signora. Due ore dopo il cancelletto di ingresso era ricoperto da mazzi di fiori. Il giorno dopo misero un piantone in uniforme a sorvegliare, raccogliere e disporre ordinatamente la moltitudine di mazzi di fiori sul muretto della caserma che la gente portava incessantemente. Quei mazzi di fiori riposarono sul muretto per una settimana, sovrastati da una bandiera italiana a mezz’asta. 

Presenti.



19.1.12

Pubblicato Futuro Ignoto



Ci siamo.
Finalmente il mio secondo romanzo è prossimo alla stampa.
Quando? Entro la fine del mese.
Come “La Giusta Decisione” sarà disponibile presso tutti i maggiori siti di vendita libri su Internet, a partire da Amazon.it.

Questa volta arrivarci in fondo è stata davvero dura.
Ho scritto due storie parallele in un unico romanzo, generando, in maniera quasi incontrollata, un romanzo di 560 pagine. Un bel mattone, lo ammetto.
In questo libro riprendo, dove le avevo lasciate, le vite dei due protagonisti del primo romanzo: Saverio Mora e Matteo Giuliani.
La trama:
2014, circa due anni dopo gli eventi del primo romanzo.
Saverio Mora è stato assunto come analista all’AISE e cerca di riempire le sue giornate in ufficio fatte di noia assoluta per mancanza di incarichi.
Con tutto questo tempo libero a disposizione inizia a frequentare via chat una ragazza con cui sviluppa una relazione.
Nel mentre, a Livorno, un giovane Capitano, Giuseppe Greco, del Gruppo Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri durante un’esercitazione discute animatamente con un suo superiore e rimedia una misura disciplinare che gli impone una missione isolata solitaria di raccolta informazioni su alcuni presunti attivisti jihadisti in un centro culturale islamico di Parma.
Questa sarà l’occasione per Greco per stringere amicizia con un anziano Carabiniere con cui trascorrerà le giornate durante la sorveglianza del bersaglio.

Nelle colline del parmense un giovane agricoltore che ha ereditato da poco dal padre un grande fondo da coltivare durante un’aratura profonda trova un ordigno della Seconda Guerra Mondiale e non denuncia il ritrovamento, perchè decide di conservarla nel suo garage come trofeo. Il ragazzo, Andrea Ferrari, è un appassionato di argomenti militari e di soppravvivenza con problemi comportamentali mai sopiti, nonostante conduca una vita socialmente normale.

Negli stessi giorni a Parma c’è la rivelazione al pubblico di un nuovo soggetto politico: il Partito Italiano Multiculturale, fondato da un ricco medico di origini libanesi, che professa l’automatica cittadinanza italiana dei figli di immigrati di seconda generazione ed il diritto di voto alle elezioni politiche di governo a tutti gli immigrati regolari.
Questo nuovo soggetto politico genera un enorme scompiglio mediatico e soprattutto nei movimenti xenofobi nazionali.
In questo contesto si svolgerà la storia che porterà Greco e Saverio ad incontrarsi e collaborare per indagare su un attentato di proporzioni enormi.

Matteo Giuliani, una volta congedato dal “Col Moschin” non riesce a riciclarsi nella vita civile, portando il suo matrimonio al fallimento per le continue tensioni con sua moglie Nadia.
Decide accettare una proposta di lavoro come “contractor” in Iraq come team leader di una squadra che effettua vari servizi di scorta armata.
La routine della sua attività è sconvolta dall’arrivo di un operatore donna, di origine francese, dal misterioso passato.
Durante un servizio di scorta ad un giornalista vengono sorpresi in un’imboscata e la squadra di Matteo è decimata. E’ l’inizio di una serie di eventi, legati al mondo ambiguo dei “contractor” civili, che portarà Matteo a compiere una fuga disperata fuori da Baghdad braccato da tutti.

In queste due trame, senza apparenti punti di contatto, ho l’occasione di raccontare le azioni e gli equipaggaimenti del GIS dei Carabinieri dal punto di vista dell’operatore e do un punto di vista “rivoluzionario” (fuori dai soliti canoni) della vita del “contractor”.
Tutto questo grazie a collaborazioni dirette con persone che hanno frequentato quegli ambienti.

Sono contento di esserci arrivato in fondo. E questa volta mi sono dovuto misurare con una sfida non piccola quale gestire due trame così complesse parallele, facendole in ogni caso confluire in un finale, spero come è avvenuto per il primo romanzo, “fuori dagli schemi” e spiazzante per il lettore.

Ancora un po’ di pazienza e il libro sarà disponibile.

14.7.10

Update!


Rieccomi qui,
Nella vana promessa di tornare a tenere questo Blog un po' più aggiornato. E' vero che ora c'è Facebook, ma è un'altra cosa. Se per certi versi Facebook è un sistema assolutamente agilissimo per mantenere i contatti con le persone, dall'altra è un carrozzone strapieno di ciarpame.
Meglio un Blog. C'è meno interazione con gli altri, ma è più genuino, spontaneo. Due aggettivi sconosciuti al mondo degli utilizzatori di Facebook.

Ma torniamo a questo Blog, e quindi a me.

Sono diventato padre. Ve la piazzo subito lì, senza preparazione.
Non ieri, nemmeno l'altro ieri, ma a metà Ottobre del 2009.
E' una splendida bimba e l'abbiamo chiamata Lia.

Adesso, magari, vi aspettate che vi faccia un bel discorso introspettivo su come vivo la paternità. Posso solo dirvi: bene.
Quando ho preso coscienza di essere padre? Non subito, e dicono che sia normale, ma circa dopo quattro mesi, ovvero mentre una mattina, tenendo in braccio Lia, in bagno, mi stavo lavando i denti, e riflesso nello specchio ho visto quella bimba cercare di afferrarmi lo spazzolino da denti che era ficcato dentro la mia bocca schiumosa di dentifricio, e ridere come una matta.
Lì ho avuto la netta percezione di essere diventato padre e che mia figlia è attirata dalle piccole idiozie quotidiane, esattamente come me. Altro che test del DNA.

In questa foto, piuttosto recente, potete vederci ritratti in una delle attività che meglio ci riesce fare insieme. :-D


Il secondo romanzo... Me lo state chiedendo a gran voce via email, su Facebook, e io vi rispondo qui. Sta procedendo moto bene, dopo un anno preciso di ibernazione assoluta. Ora sto scrivendo a ritmo sostenuto anche grazie ad una propulsione creativa inaspettata, nonchè una grande esperienza personale vissuta il mese scorso.

A metà giugno scorso sono stato ospite della 2a Brigata Mobile dei Carabinieri, a Livorno. Ho vissuto una giornata tipica con il personale del Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri, meglio conosciuti ai più con il loro acronimo: GIS.

Ricapitoliamo gli eventi che hanno portato a questa eccezionale esperienza.
Il secondo romanzo, che avrà una trame decisamente più articolata del primo, avrà una buona parte della storia che si svolge completamente sul territorio italiano. Il GIS dei Carabinieri sarà protagonista di più sequenze d'azione. Volendo approfondire e sopratutto avere un feedback aggiornato sulle loro attività e tecnologie, ho richiesto agli Uffici pubbliche relazioni dell'Arma, un incontro con del personale del GIS per la realizzazione del romanzo. In un tempo sorprendentemente breve, e dopo qualche verifica legittima, da parte dell'Arma, sul mio background personale, ho ricevuto una lettera da Roma di autorizzazione alla visita.

Al contrario di un qualsiasi reportage giornalistico, la cosa più comune a cui sono abituati gli ufficiali del Reparto quando hanno "ospiti civili", la mia richiesta era tutt'altro genere.
Io desideravo "vivere" e respirare l'atmosfera di una giornata tipica all'interno della base, dei suoi corridoi, negli uffici e nei luoghi di ricreazione. Non avevo bisogno di un briefing tecnico sulle armi del Reparto (per quanto l'ho avuto, e di altissimo livello), io volevo capire come descrivere al meglio ai miei lettori cosa significa vivere la quotidianità di persone così speciali come i Carabinieri del GIS. Per intenderci, io non volevo sapere tipo e modello di armi in dotazione: io volevo vedere come si muoveva nella sua quotidianità l'armiere di Reparto in armeria. Non volevo sapere che tipo di esplosivi utilizzano per la rimozione degli ostacoli, ma volevo parlare con l'artificiere capo,e capire dalla sua viva voce le difficoltà del suo ruolo. Questa mia richiesta ha inizialmente imbarazzato l'ufficiale che gentilmente mi ha accompagnato durante la giornata, ma poi ha capito la mia richiesta, e mi ha accontentato portandomi nei luoghi della base più caratteristici (il top si è raggiunto, per i miei scopi narrativi, in mensa e al bar della base) e facendomi parlare con il personale più rappresentativo del Reparto. Ho trovato persone estremamente portate al dialogo, con voglia di comunicare, specialmente quando hanno trovato in me un interlocutore tecnico ad alto livello. Il tutto si è svolto in un’atmosfera molto rilassata e cordiale.
I vertici del Reparto hanno dimostrato notevole interesse per la mia iniziativa letteraria nei loro confronti, e ammetto che il finale del romanzo, mi è stato suggerito da un operatore, dopo che ha analizzato tutta la trama relativa al GIS.
E' stata davvero una magnifica giornata, e ora ho il dovere morale di descrivere al meglio quello che ho "assorbito".
Quello che leggerete nel romanzo relativamente al GIS è frutto di questa giornata passata al Reparto. Un sentito Ringraziamento all’Arma dei Carabinieri per l’occasione che mi è stata concessa.