A Febbraio 2014 è prevista nelle sale italiane l’uscita dell’atteso Lone Survivor.
Questo film, che è stato oggetto di trattativa economica tra le maggiori case cinematografiche americane per tre anni, è l’adattamento di due libri: Lone Survivor di Marcus Luttrell (pubblicato nel 2009) e Operation Red Wings (pubblicato il 17 Dicembre 2013).
La pellicola narra la vicenda di un team di quattro elementi dei SEALs impegnati in una missione di ricognizione in Afghanistan nel Luglio 2005.
La pattuglia viene compromessa e quindi inseguita ed ingaggiata da decine di talebani. Solo Marcus Luttrell soppravviverà (come suggerisce anche il titolo) e verrà accolto e protetto da una famiglia di un vicino villaggio. Il film narra le due vicende: quella di Marcus e quella della gigantesca operazione per il suo recupero.
Visivamente il trailer si presenta in maniera possente e con un apparente dispiegamento di mezzi militari ed equipaggiamenti autentici. E’ un film molto sentito dalla comunità militare USA, e la collaborazione in termini di uomini, consulenze e mezzi per la sua realizzazione sembra che sia stata enorme.
Avendo letto Lone Survivor colpisce, dal trailer, la location dello scontro a fuoco, che sembra uscito perfettamente dalle pagine del libro di Luttrell. Inoltre l’equipaggiamento che si vede addosso agli attori è coerente sempre con quanto descritto nel libro.
Potenzialmente, dal trailer, sembra un film ben realizzato, uno di quei film di “storia contemporanea” che capitano sugli schermi una volta ogni decennio.
L’unico problema è il regista. Peter Berg ha firmato “““capolavori””” come Battleship ed Hancock ed il linear-fumettistico iper-stereotipato The Kingdom. Non basta affermare che Berg ha passato un anno coi Seals, visitato le famiglie dei caduti e vissuto un mese con Luttrel, pur di prepararsi al meglio per dirigere questo film. Lone Survivor dovrà dimostrare che un regista di film d’azione quasi-spazzatura ad alta tecnologia sa rendere giustizia ad una storia intensa, tratta da eventi realmente accaduti e che è molto attesa dagli americani.
Sicuramente Lone Survivor è un film da andare a vedere.
-Nostalgia degli anni ’90 in un film che è un videogioco
senza controller-
“Le armi e le tattiche mostrate in questo film sono reali”.
Ricordatevi questa affermazione di cui il trailer di questo film ci ha ben
trapanato in testa per comprendere il tono della mia recensione.
Act of Valor è un film che se non fosse il fatto che le
pellicole di guerra/azione sono un genere raro nei nostri cinema, sarebbe
passato assolutamente inosservato.
Eviterò di descrivere la trama, perché non ha bisogno di essere illustrata: non
c’è. Eviterò di commentare la retorica grondante in ogni singolo dialogo tra i personaggi di cartapesta di questo film.
Posso però affermare con assoluta certezza che il sorpasso delle sceneggiature
dei videogiochi classe “Battlefield” e soprattutto dei curatissimi “Call Of Duty:
Modern Warfare” nei confronti del cinema d’azione è già avvenuto. Gli
sceneggiatori di questi videogiochi, sono molto più bravi e creativi dei
sceneggiatori di Act of Valor.
Inoltre abbiamo proprio in questo film un fenomeno alquanto
bizzarro, all’apparenza: ovvero questa pellicole, in tutto e per tutto, cerca
di essere come un videogioco. Stesse rappresentazioni grafiche degli
eventi/cartine geografiche, montaggio delle scene, e soprattutto le riprese in
prima persona. Si, insomma, questo Act of Valor, non è altro che un DOOM –The
Movie- in cui non c’è la base su Marte.
La
sequenza di critiche (positive e negative) che seguono sono dettate dal fatto
che fin troppe persone (anche “professionisti del settore”) prendono per buone
le nozioni che vedono al cinema come informazioni corrette e realistiche. E con
una tagline che recita “Le armi e le tattiche militari sono reali”, quanta
gente è convinta che stia davvero “imparando qualcosa”? State guardando un
film. Sempre e comunque. Per quanto possa sembrare realistico è un film, dove
la drammatizzazione delle scene, il linguaggio cinematografico, la
sceneggiatura hanno sempre e comunque il sopravvento sul realismo. Ed è giusto così.
Questo film ha creato una grande aspettativa nel pubblico,e nella sua prima
settimana di proiezione negli USA è stato campione d’incassi, perché si è
affermato ripetutamente che nel cast ci fossero veramente SEALs della Marina
americana. OK. E allora? In TOP GUN c’erano i piloti dei TOMCAT veri (per ovvi
motivi), in BlackHawk Down di Ridley Scott in quasi tutte le scene c’erano veri
Ranger in servizio attivo e i piloti degli elicotteri erano gli stessi
sopravvissuti proprio alla battaglia di Mogadiscio. In tutta la serie
cinematografica dei Transformers lo US
Air Force e buona parte delle Forze Speciali USA hanno fatto corposa presenza.
Per Hollywood è la NORMALITA’ avere mezzi e uomini, a basso costo, per riprese
di film di propaganda. Si: propaganda. Perché Act Of Valor, esattamente come i
film citati sopra, e tanti altri, non è altro che il classico esempio di film
che si fa “quando c’è da reclutare”. Anche questo è una cosa normalissima,
dalla Seconda Guerra mondiale in poi, le Forze Armate di tutti i paesi hanno
capito il potere del cinema per reclutare nuove leve.
Detto questo torniamo alla “tagline” del film: “Le armi e le
tattiche mostrate in questo film sono reali”.
Perché mentire così spudoratamente? Forse perché non avendo
una sceneggiatura decente e dei veri attori di richiamo, avevano paura di non
avere pubblico?
ANALISI TECNICA DEL
FILM
Le armi e gli equipaggiamenti mostrati in questo film sono
effettivamente una buona fotografia di una parte della dotazione dei SEALs
della Marina Americana degli ultimi tre anni. Da questo punto di vista il film
è corretto. Niente “armi segrete”, niente cose strane. Il problema è che queste
armi sono storpiate nel comportamento e nel loro uso.
FUCILI D’ASSALTO:
In tutto il film imperversa una versione ad hoc della
carabina M4 con ottica olografica Eotech. Gli spari sono stati tutti renderizzati
in computer grafica in post produzione, esattamente come l’ultimo B Movie
d’azione a basso budget. Infatti in questo film gli M4 in campo aperto rombano
cupamente come degli obici, in pieno giorno fanno fiammate a stella enormi
(fenomeno solo visibile dal crepuscolo in poi su queste armi, data la corta
canna che hanno che crea uno sfogo dell’esplosione della cartuccia non
indifferente), e il .223 sembra essere un proiettile con un potere d’arresto
simile ad un 7,62 NATO. Se volete sentire il vero suono di una carabina tipo
M4, senza per forza far un giro in un poligono tattico del nord Italia,
guardatevi uno delle migliaia di video ad alta qualità sull’argomento su
YouTube. Il suono è ben diverso. Molto meno “virile” come gli M4 di Act of
Valor. E soprattutto di giorno non si vede il “fiore” di fuoco davanti alla
canna.
Ora confrontate questo fotogramma di Act of valor, con il
seguente video.
E’ la stessa arma. Ma quale delle due vi sembra più “virile”?
Anche in questo caso la rappresentazione del fucile è vittima della
“drammatizzazione” del linguaggio cinematografico. Ma per fortuna che le armi
rappresentate nel film sono “reali”. Poi la gente, va a dire il giro che l’M4
fa le “fiammate”. Se ce le aggiungi in post produzione le fa eccome. E con
questo dettaglio Act of Valor non si distingue più dal peggior film
sull’argomento degli ultimi dieci anni che è “Tears fom the Sun” –“L’ultima
Alba”- con Bruce Willis, dove gli M4 sputavano fiamme e fuoco in pieno giorno.
Esattamente come in questo film. Anche per questa immondizia cinematografica
per sceneggiatura e realismo, quale è L’ultima Alba, i consulenti di scena era
dei Seals, ma in congedo. Dov’è il problema, quindi?
(le immagini utilizzate per questa recensione sono state
tratte dal trailer italiano in HD)
Assalto covo sequestratori nella
foresta
Nella scena della liberazione di un ostaggio una
squadra appiedata di Seals, coperta da una squadra sniper -tiratore+spotter-,
assalta una base nella foresta Sud Americana.
La critica che si fa a questa scena sta nel concetto
di base: una forza di soli sei uomini non può (e non deve) assaltare da sola
una simile struttura di cui non si sa la reale entità della minaccia. Le
operazioni militari di attacco, anche le più “discrete”, si basano su un
rapporto almeno di 3-1 nei confronti della minaccia presunta. Esempio: se la
minaccia prevista è di venti elementi ostili potenzialmente armati, la forza di
assalto dovrebbe essere almeno di sessanta elementi. Questo perchè la
ridondanza di personale deve essere in grado di supplire ad eventuali
“sfortune” di missione. Ad esempio: se ci sono dei feriti, se si ha una forza
di assalto esegua, come si esfiltrano? Ricordiamo una recente operazione reale
proprio compiuta dai Seals: l’assalto al compound pakistano dove risiedeva Bin
Laden. La forza di assalto del Seal Team Six era stimata in circa trenta
elementi. Quando l’Intelligence aveva chiaramente detto che con tutta
probabilità avrebbero incontrato al massimo tre/quattro guardie armate. E sono
stati, per loro stessa ammissione, al “minimo indispensabile”.
Inoltre nel film non si prende in considerazione
nemmeno una tattica base in questi casi: la diversione. Solitamente si impegna
la forza ostile con un attacco (o presunto attacco) da una direzione, mentre la
forza d’assalto che deve conseguire il suo obiettivo tattico, si fa strada da
un’altra direzione.
Nel film, per ovvi motivi di semplificazione
narrativa (e contenimento dei costi di produzione, stimo), non prende
assolutamente in considerazione la realtà delle tattiche di base in questi
casi.
Quindi viene mostrato una forza di SOLI sei elementi
(ripeto: e se un membro è ferito? come lo gestiscono? Quanti uomini servono per
stabilizzarlo ed evacuarlo? E se ciò avviene sotto il fuoco nemico, chi
risponde al fuoco?)
In una situazione del genere una forza di almeno trenta
elementi, divisa in due squadre distinte, era il minimo indispensabile. Ed
essere in “tanti”, non significa per forza rovinare il vantaggio tattico di
un’infiltrazione “stealth”. Sono addestrati apposta per questo.Ma ricordiamoci: “le tattiche e le armi mostrate sono
reali”. Si, certo. Manco chi gioca a Softair organizza assalti così “nudi”.
Una squadra di sei elementi da soli, all’interno di
una struttura ostile, è semplicemente condannata al fallimento della missione,
al minimo disguido tattico.
Qui purtroppo, gli sceneggiatori, hanno rappresentato
la missione come l’avrebbe organizzata una persona con pocaconsapevolezza
della tattiche di base.
LAW
66 (M72A6 L.A.W.)
Nella sequenza della
esfiltrazione dal campo dei sequestratori in Sudamerica, gli Sniper sono
equipaggiati con un’arma anticarro portatile che useranno contro il veicolo che
sta inseguendo i loro commilitoni. La prima critica è: perché una coppia
sniper/spotter dovrebbero essere equipaggiati con un’arma anticarro, tenendo
conto del contesto tattico che avevano previsto nel briefing? Solitamente sono
armati con armi automatiche di backup per difesa di punto, ma un’arma anticarro
portatile? Non era meglio che fosse in mano, al limite, alla squadra d’assalto?
Ma a parte questa
osservazione, che può essere perfettamente giustificabile dal fatto che una
squadra di questo tipo si porta con sé quello che vuole e come vuole, la
critica è come l’arma è rappresentata nel film. Nel film si vede uno
sniper prendere il lanciatore a perdere, configurarlo correttamente ed
impugnarlo, e spara un colpo contro l’automezzo nemico, facendolo letteralmente
saltare in aria in una spettacolare palla di fuoco.
Prima critica: un veicolo leggero colpito da
questo tipo di arma non salta come il Generale Lee di “Dukes of Hazzard”
esplodendo come una bombola di GPL. Innanzitutto un veicolo qualsiasi, anche se
ha il serbatoio pieno di benzina, non esplode: s’incendia. La benzina per
autotrazione esplode quando è sottoforma di vapore. Discorso diverso invece per
i veicoli alimentati a GPL. Infatti l’esplosione che si vede nel film, non ha
nulla di diverso da una qualsiasi esplosione di filmetto di serie B
apocalittico, dove si usa un sacco di Gas Propano per creare queste esplosioni
sul set. Infatti, le ditte specializzate in effetti speciali, per creare queste
esplosioni così “corpose” usano tanto GPL, cherosene ed altre sostanze chimiche
“top secret” in proporzioni variabili. La ricetta per esplosioni
spettacolari è un segreto custodito gelosamente da queste aziende specializzate
per servizi cinematografici.
Quindi l’esplosione del
veicolo, nonché il suo volo in aria, sono assolutamente irreali. L’arma usata è un vetusto
LAW 66mm, censito nelle Forze Armate USA con la denominazione M72 Light
Anti-tank Weapon. Si tratta di un tubo, che nei decenni ha conosciuto vari
materiali costruzione, pesante meno di 3 kg, che spara un razzetto non guidato
di 50 cm di lunghezza e 6 cm di diametro, relativamente lento, che utilizza una
testata bellica con meno di 1kg di esplosivo. Quest’arma, a suo tempo, venne
ideata per fare quello che fanno la maggior parte dei razzianticarro: fare
PICCOLI fori nella corazza di un veicolo blindato, non sprecare tutta l’energia
della sua testata bellica in fiammate dispersive. Il concetto è quello della
“carica cava”, dove l’esplosivo contenuto nel razzo è sagomato in una forma a
cono tale che detonando concentra la sua energia in un “dardo di plasma” che
deve perforare fino a N mm di corazzatura. Questo dardo, penetrando la corazza,
si espande all’interno del vano equipaggio del mezzo corazzato, notoriamente
posti molto angusti, e qualche problema agli operatori interni li da. Può
ucciderli, come più probabilmente, ferirli in modo tale da renderli incapaci di
proseguire l’uso del veicolo corazzato stesso. Missione compiuta. Carro armato
fermo: non deve saltare in aria per forza.
Ecco un’immagine di un
VERO effetto terminale di un proiettile di LAW66. Operatione Just Cause,
Panama, 1989. Viene sparato un LAW66 nell’estremo tentativo di impedire il decollo
del Learjet che si credeva che trasportasse Noriega in fuga.
Notare che
il muso dell’aereo è ancora sostanzialmente integro. Quindi, niente esplosione
incendiaria. Seconda critica: il proiettile del LAW66 è
relativamente lento, quindi la sua traiettoria, anche su bersagli molto vicini,
è a parabola. Infatti il mirino dell’arma (un pezzetto di plastica con sopra
incisi dei riferimenti) riporta un sistema di puntamento che impone degli
“alzi” notevoli anche per bersagli non lontani. Quest’arma ha una portata
massima di duecento metri scarsi.
Nel film la traiettoria
del razzo è bella tesa e dritta.
Ma ricordiamoci la tagline
del film: “Le armi e le tattiche militari sono reali”. Beh, non certo il LAW66.
Nel video qui sotto vedete
come si comporta un LAW66 in poligono nella vita reale. Poco più che un
petardone. Con tutta probabilità questo video di Youtube mostra una carica da esercitazione, ma ci siamo già capiti... ;-)
Quindi, scordatevi cosa
avete visto nel film relativamente a quest’arma anticarro portatile.
UAV
Nella sequenza di assalto alla base nella
giungla, un Seal su un barcone d’assalto lancia un un aeroplano telecomandato
(dicesi: UAV -Unmanned Aerial Vehicle-) che dotato di sensori ottici su varie
frequenze, verrà utilizzato per raccogliere e trasmettere in tempo reale
informazioni da trasmettere alle truppe a terra. Questo dettaglio mostrato nel
film è corretto. Da diversi anni, sul campo di battaglia, le truppe appena
possono si basano su veicoli, aerei o terrestri, che dotati di telecamere o
altri tipi di sensori, trasmettono immagini ed informazioni che servono per
aumentare la “consapevolezza della situazione” ai soldati ed ai comandanti sul
campo ed in una base remota. Senza entrare nei dettagli di utilizzo di questi
sistemi comandati da remoto, o parzialmente robotizzati, si può dire che hanno
letteralmente cambiato il modo di intendere e di eseguire le operazioni
militari. Si può dire che nel moderno campo di battaglia non si muove soldato se
prima un UAV dimostra che la zona è “sicura”.
La critica che faccio a questa sequenza del film è
che su questo “aeroplanino”, che dalle immagini del film s’intende come un
velivolo di poco meno di un metro e mezzo di apertura alare, con motore
presumibilmente elettrico a batterie, e di costruzione piuttosto “esile”.
Esistono UAV per uso militare come questo, ed anche ben più piccoli. Però nel
film si mostra che questo velivolo trasporta con sè una suite hardware/software
che è in grado di individuare, evidenziare e tracciare autonomamente i soldati
a terra e le potenziali minacce, su più frequenze dello spettro visibile. Un
aeroplanino del genere, come quello mostrato, non può portare più di 800 grammi
di carico di sensori. E con quel peso, non ci si riesce a far stare un apparato
hardware in grado di far girare un software così sofisticato con prestazioni
che attualmente non sono ancora possibili nemmeno con più grandi UAV che
trasportano sistemi ben più complessi. Quindi esagerazione oltre ogni limite, e
quasi una presa in giro dello spettatore. Un UAV di simili dimensioni, nella
realtà, riesce a trasmettere immagini, neanche tanto zoomate, della zona che
sorvola. Stop: nulla di più.
SNIPER Rifle/sights Uno dei momenti di maggiore pathos del film è ovviamente la
sequenza dello sniper che ingaggia numerosi bersagli per dare supporto alla
squadra d’assalto che si sta infiltrando nel campo base dei sequestratori nella
giungla.
Sorvoliamo sul fatto che viene utilizzato un solo
team sniper (spotter+tiratore). Di solito, in certi casi, se ne impiegano più
di uno per coprire più punti di vista/angolazioni di tiro. Sorvoliamo sul
rumore del fucile silenziato.
Parliamo della rappresentazione (abbastanza approssimativa) che si ha del
reticolo di tiro, che svela tantissimi dettagli. Nelle inquadrature in
soggettiva dello sniper si vede la classica immagine del cattivo/bersaglio di
turno che viene inquadrato con il reticolo qualche istante prima di essere
colpito con un tiro preciso alla testa.In maniera molto corretta viene rappresentato un
reticolo militare MilDot, effettivamente ancora in uso nei fucili sniper
militari. Non è l’unico metodo, ma è tra i più diffusi. Questo reticolo è una
semplice croce, formata da due linee sottilissime perpendicolari, su cui sono
riportati dei puntini (i riferimenti dei MILDOT, appunto).
Quello che segue non è un corso sniper, ma serve per
far capire la castroneria che si vede nel film.
Il sistema MilDot è un reticolo studiato per
permettere al tiratore di stimare con una certa precisione la distanza tra
lui/lei ed il suo bersaglio. Per il tiro (con qualsiasi categoria di arma da
fuoco) di precisione è essenziale sapere almeno due parametri: distanza e
vento. Per il tiro di precisione a lunghe distanze intervengono anche altri
parametri (densità dell’aria, umidità dell’aria, temperatura dell’aria, tipo di
proiettili, temperatura della canna allo sparo... la lista è quasi
infinita...). Il vento lo si stima con vari metodi ed esperienza dello spotter
(è lo spotter che da tutte le “regolazioni” allo sniper. Lo sniper è solo un
mero “esecutore”). La distanza si stima con il reticolo MilDot. Senza fare
trattati di trigonometria, col MilDot per avere la distanza da un bersaglio si
usa una semplice formula matematica:
dimensione_stimata_del_bersaglio_in_metri X 1000 / numero
dei Mild = distanza in metri dal bersaglio
Il parametro “numero dei Mill”, lo si ottiene
sovrapponendo una linea punteggiata del reticolo sul bersaglio, si prende come
riferimento su di esso una “dimensione nota” (ad esempio la dimensione del
torace del bersaglio, o della sua testa, o meglio della sua altezza), si vede a
quanti “Mil” corrisponde. Un Mil è misurato come la distanza tra gli assi di
mezzeria di un puntino ed il successivo. Se l’ottica è dotata di forti ingrandimenti
variabili, il reticolo si modifica per mantenere la proporzione del MilDot. Ovviamente oggi esistono particolari attrezzature
(quali telemetri laser ed anemometri portatili, software balistici per palmari)
che rendono certe procedure un po’ “vetuste”.
In questa inquadratura il nemico è inquadrato a mezzo
busto (già questo, proceduralmente, non è correttissimo). Inoltre, stimo
dall’inquadratura, che la testa da sola misura almeno 3 Mil abbondanti. Una testa
di una persona adulta, vista lateralmente, è circa 20 cm.
formula: 0,2 X 1000 / 3 = 66,6 periodico
Quello che state vedendo sullo schermo è come uno
sniper posto ad 67 metri (ripeto: 67 metri!!!) vede il suo bersaglio. Non ha
assolutamente senso mettere degli sniper così VICINI al bersaglio. A quella
distanza un qualsiasi soldato, anche con ottiche “di ferro”, con un fucile fa
centro, sempre e comunque.
Ma ricordatevi cosa diceva il trailer? “Le tattiche e
le armi sono reali”.
No, questa scena dello sniper è totalmente snaturata
e prende in giro chi davvero fa tiro a lunga distanza. Quindi, scordatevi che
uno sniper militare veda così chiaramente e “grosso” un bersaglio nel suo
reticolo.
Anche questa scena è stata sottoposta al volere del
regista, che vuole far capire allo spettatore che sta per essere colpito un
cattivo, non fa vedere effettivamente COME realmente ingaggia uno sniper.
Peccato. CQB Quello che
sicuramente nelle intenzioni del regista era il punto forte del film sono le
riprese in prima persona durante i combatttimenti. Con la miniaturizzazione
delle telecamere, anche ad uso civile, riprese di sparatorie in ambiente
operativo, anche reperibili su Youtube, sono numerosissime. Nel film, oltre a
dare un taglio di comunicazione visiva identica ad un videogioco "first
person shooter", si vuole coinvolgere al massimo lo spettatore
nell'esperienza del combattimento in soggettiva.
Sbagliando.Nelle sequenze al chiuso, ovvero di CQB (Close Quarter Battle), all'interno
degli edifici si notano dei comportamenti tattici assolutamente errati in un
contesto reale.
Sempre perché "le armi e le tattiche mostrate sono reali".
Innanzitutto si nota che il fucile, quando non deve ingaggiare un
bersaglio, oppure la canna sta per intersecare la sagoma di un commilitone,
viene alzato in alto a sinistra. Per tutto il tempo di queste inquadrature in
soggettiva il fucile è sempre presente nella visuale, con la canna verso
l'alto.
Sbagliatissimo. O almeno, in tanti lo fanno, ma è una questione di "moda". Qualcuno afferma che si usa per motivi di velocità di puntamento, ma ha più inconvenienti che consistenti vantaggi.
Tale comportamento è scorretto per tre motivi
fondamentali. Primo: la visuale è compromessa in parte dal fucile! Se ne accorge
anche lo spettatore che sta vedendo la scena attraverso gli occhi
dell'operatore Seal. Parte dell'ambiente circostante è coperta dal fucile.
Errore fatale nel CQB. Secondo: Nel CQB tutto lo spazio che abbiamo per muoverci è regalato.
Non c'é in queste operazioni il tempo di guardarsi troppo attorno per i
dettagli dell'ambiente che ci circonda. Stiamo cercando bersagli e nient'altro.
Cosa c'é sopra la nostra testa non lo sappiamo. Potrebbe esserci un lampadario
basso, un soppalco, una cornice di una porta particolarmente bassa che non
avevamo valutato come tale. In tutti questi casi tenere la carabina con la
canna verso l'alto, la si espone a rischio di "cozzare" contro
qualcosa di inaspettato. Terzo: Se parte un colpo "per sbaglio" (cosiddetto
undisciplined discharge), e succede -eccome se succede!- avere una canna col
vivo di volata ad altezza della testa, vicino alla faccia, per voi é una cosa
sensata?
Il regista, per esigenze di "drammatizzazione"
dell'inquadratura ha deciso di lasciare l'arma ben in vista sempre, per
svariati motivi di comunicazione cinematografica. Innanzitutto l'arma sempre in
vista aumenta il "sex appeal" della scena. Notoriamente le armi nel
cinema hanno un significato sessuale non secondario. Inoltre la stessa
inquadratura senza l'arma visibile avrebbe perso molto del suo fascino.
In realtà, sarebbe molto meglio, che l'arma la si punti verso il basso per evitare tutti e tre gli
inconvenienti che ho elencato sopra. Ci sarebbe anche da parlare dell'uso assolutamente disinvolto dei laser di puntamento rossi (che erano già "sorpassati" dieci anni fa). Adesso li usano di un altro colore. E ripeto, non così "disinvoltamente". Se non siete convinti di quanto sopra,
giustamente, chiedete a chi ha esperienze dirette di certe cose, ma non
prendete come realistici i comportamenti in CQB che vedete in questo film. Se qualcuno ha trovato belle e/o coinvolgenti queste riprese
di Act Of Valor, per favore si vada a rivedere Munich di Spielberg, ed osservi
le scene di combattimento in ambienti chiusi (CQB) davvero ben fatte. Per quanto riguarda la scena con l'RPG nel villaggio messicano, dove ho sentito qualche malumore in sala... Se un RPG è sparato a meno di dieci metri di distanza contro un bersaglio è normale che la testata non sia ancora armata, quindi in effetti potrebbe non esplodere. I problemi fondamentali sono: con al fiammata di scarico che la un RPG il tiratore, che è dentro una stanza con una parete alle sue spalle, doveva finire abbastanza arrostito/malconcio, invece viene prontamente abbattuto dai colpi di M4 di un SEAL. secondariamente una testata RPG, per quanto non terribilmente pesante, parte subito a circa 40 m/s. (per poi accelerare dopo circa 15 metri a 100 e passa m/s). E' sempre una bella botta prendere in pieno petto contro la piastra balistica del vest...
Briefing
Anche in questo film si cade nella
“trappola” che i briefing pre-missioni siano un festival di schermate
multimediali, con animazioni stile “filmato intermezzo caricamento di Modern
Warfare”. Non è così, per un semplicissimo motivo. Spesso le informazioni, o almeno
come nel caso ipotizzato nel film, si hanno con relativo poco preavviso: ma chi
è il tecnico dell’Intelligence che perde qualche ora per fare le animazioni!?
Si mette li a farle con qualche programma di montaggio video o linguaggio
Flash!? Ma cerchiamo di essere seri! Nella realtà si fanno, quando c’è tempo,
presentazioni con videoproiettori, schermi al plasma etc...etc... Ma al massimo
si usa PowerPoint. Nulla di più complicato. Anche perchè ripeto, per fare certe
animazioni (irrilevanti per la trasmissione delle informazioni agli operatori),
servirebbero dei professionisti dell’animazione in computer grafica assunti H24
dai servizi di Intelligence. Quindi altra sequenza totalmente irreale, e
sottoposta alle leggi del “Linguaggio cinematografico del film medio d’azione”. Scena esplosione granata Uno dei protagonisti SEAL, durante lo scontro a fuoco finale si sacrifica gettandosi su una granata per salvare dei suoi colleghi. La scena è un omaggio, esattamente come la scena del funerale, al Petty Officer Mike Monsoor che ha compiuto lo stesso gesto il 29 settembre del 2009 a Ramadi, Iraq. Per questo è stato insignito, in forma postuma, della Medal of Honor. Qualche informazione in più qui http://www.snopes.com/politics/military/monsoor.asp
Sequenza finale: balistica terminale dell’AK 47.
Nella sequenza finale del film che culmina con una
battaglia CQB in una cittadina al confine meridionale degli USA, il
protagonista della squadra SEAL riesce a braccare il capo terrorista, che ha
deciso di vendere cara la pelle. Ovviamente il finale è un crescendo di
sparatorie in prima persona, con i consueti difetti di cui parlavo sopra, ma
sicuramente coinvolgenti. Il cattivo di turno a colpi di Ak47 decima tutti i
colleghi del protagonista SEAL e si barrica dietro un riparo, all’interno di un
corridoio. Il SEAL, che esaurisce le munizioni dell’M4, passa istantaneamente
alla pistola (giustamente). Durante la transizione da un’arma all’altra viene
colpito al petto da diversi colpi di AK47 del terrorista. Le piastra balistica
rigida pettorale regge, ma si accascia contro al muro per il contraccolpo. Fin
qui sequenza assolutamente credibile. I problemi di realismo iniziano ora. Con
una drammatica visuale sulla verticale del SEAL, inizia un furibondo scambio di
colpi tra i due. Il SEAL che spara con la pistola, mentre il terrorista, sempre
dietro un riparo, lo colpisce più volte alle gambe ed alle braccia, che non
hanno protezioni balistiche. Il tutto a meno di venti metri di distanza. Un
colpo di 7,62X39 devasta un arto esposto. Nelle megliori delle ipotesi si
limita a strappar via grosse porzioni di musoclo, se il proiettile incontra
delle ossa le spezza, ed in casi “sfortunati”, stacca direttamente gli arti di
una persona adulta. In giro per Internet, in siti “un po’ per malati”, ci sono
fotografie esplicite degli effetti dei colpi di vari calibri contro il corpo
umano. Il SEAL, nonostante incassi numerosi colpi alle braccia ed alle gambe,
riesce a gestire una reazione. Non vi svelo il finale del film. Dico solo che
questa sequenza raggiunge l’apice della narrazione/realismo da “B Movie”. Il
buono deve vivere e vincere sempre, e notoriamente i “buoni” hanno un’ottima
resistenza ai colpi di fucile d’assalto sparati a corta distanza contro
porzioni del corpo non protette. Ridicolo. Ma chi vogliono prendere in giro?
Qui si conclude il “le armi e le tattiche...”.
Questo è un film, in buona sostanza, che ha un
realismo a livello di “Guerre Stellari”, oppure della serie “Delta Force” con
Chuck Norris. Conclusioni:
Questo film è così infame? Perchè questa sindrome
da”maestrina con la penna rossa e blu”?
Il film non è completamente infame, e il fatto che
sia così puntiglioso è dato dal fatto che se una casa produttrice sa
perfettamente di aver fatto un “filmetto senza arte nè parte”, non può
attaccarsi a proclami di “realismo eccezionale” e “nuovo tipo di esperienza cinematografica”,
per indurci a spendere 8 Euro al cinema. Quando invece il realismo è a livello
di film similari, precedenti, che magari sono anche più interessanti dal punto
di vista della trama.
E’ una pratica “scorretta”.
Era molto più apprezzabile se dichiaravano: “Abbiamo
avuto una grossa mano dalla US NAVY per la realizzazione di questo film, che ha
fornito uomini e mezzi a prezzi irrisori, per produrre un film di fantasia che
è un romanzato, ma appassionato, omaggio ai Navy Seals”. Se avessero detto questo,
che è la verità a conti fatti, avrei fatto una recensione molto positiva di
questa pellicola, solo per lo sforzo patriottico che hanno dimostrato.
Se “Act of Valor” non avesse avuto questa pretesa di
essere iper-realistico, come lo avrei giudicato?
Come un onesto filmetto d’azione che merita un certo
successo nel circuito dell’Home Entertaitment, attraverso i DVD a noleggio o da
acquistare. Si, insomma, roba per pubblico appassionato del genere, ma che non
si pone troppe domande. Ci sono scene che però sono notevoli da punto vista
tecnico? Certo, e sono anche numerose, ma si tratta di “dettagli” che possono
apprezzare solo i veri “addetti ai lavori”.
Ad esempio la sequenza del boarding dello yacht di
lusso è fatta decisamente bene e molto realistica, a parte l’aggressività con
cui rispondono al fuoco inseguendo le navi secondarie. Qui si vedono i Seal in
azione davvero, non attori o stuntmen addestrati.
Notevole anche la sequenza dove “chief”, il capo
Seal, scende in fast-roping, da circa tre metri, da un SH60 SeaHawk che è in
hovering, in traslazione laterale costante, per mantenere una distanza fissa
dallo yacht che è in movimento sul mare. Tutta la sequenza è realizzata con un
unico piano di sequenza senza tagli e senza applicazione di effetti speciali.
Qui abbiamo un esempio strepitoso dell’abilità dei piloti della Marina USA e
dell’abilità dell’attore/Seal a rendere il tutto “molto naturale”. Ripeto:
questa è una scena di altissimo livello tecnico.
Tutte le scene dei lanci col paracadute sono fatte
bene e ben rappresentate.
Tutte le sparatorie in esterno, dove in effetti si
vedono in azione le comparse (che sono i veri Seals), si nota che si muovono in
maniera piuttosto convincente e le posture di tiro sono realistiche. Anche
nelle sequenze di cambio dei caricatori (filnalmente un film dove cambiano
caricatori spesso!), si evince un’abilità consumata.
C’è adesso da sottolineare la nuova moda ad Hollywood
che sono le scivolate finali per prendere riparo dietro coperture durante le
sparatorie. Gesti comparsi un paio di anni fa sui videogiochi di Call of Duty,
poi traslati su un paio di telefilm d’azione (in primis Falling Skies), ed ora
presenti in questo film. Dopo la “moda” di imbracciare l’M4 tenendolo con la
mano debole sul gruppo caricatore, ora abbiamo le scivolate. Ogni stagione, le
sue mode, appunto. che poi si ripercuotono sulla realtà, perchè ora faranno
tutti quelle scivolate molto “cool”. :-D Una scena che è stata giudicata assolutamente
veritiera è la sequenza e i riti durante il funerale dell’operatore caduto in
azione. Qui, giustamente, hanno voluto portare sullo schermo i gesti che fanno
i commilitoni quando danno l’ultimo saluto ad un collega. Tutte le comparse
presenti sul set in quella scena sono Seals in servizio attivo.
Toccante la dedica a fine film. Gli americani non
dimenticano mai i loro Caduti.
Molta gente, un po’ ingenua, è convinta che dopo aver
visto questo film di aver “imparato qualcosa” sulle tattiche ed il CQB moderno.
Fate loro leggere questo Blog, giusto per avere un punto di vista diverso
sull’argomento. ;-)
Film passabili su questo argomento? Il primo che mi
viene in mente, per coinvolgimento di mezzi e personale US NAVY (Seals
compresi) è il mitico “NAVY SEALS - PAGATI PER MORIRE” del 1990. Film che
risente pesantemente delle correnti narrative della fine degli anni ‘80, ma
dotato ancora di una “freschezza” e soprattutto di alcune sequenze di CQB
memorabili, e con una sceneggiatura che non è assolutamente strampalata nemmeno
ai giorni nostri. Guardando questo film non imparerete nulla di particolare, ma
vi divertirete molto molto di più che con Act of Valor.
Un film invece decisamente realistico nel CQB e nelle
armi è TROPA DE ELITE. Qui si vede veramente come ci si muove e si combatte
nell’ambiente urbano, senza troppi fronzoli ed effetti speciali inutili. Attori
bravissimi, sequenze di combattimento strepitose.
Un esempio invece di ottimo sfoggio di mezzi e
tattiche di combattimento è il iper-propagandistico Blackhawk Down di R. Scott.
Scene di combattimento molto realistiche (tranne la parte notturna), regia
eccellente ed un montaggio formidabile (che infatti ha meritato un Oscar).
Attinenza ai fatti a cui si ispira quasi prossima a zero, ma questo è un altro
paio di maniche.
Tecnicamente stupefacente, quanto noioso nella trama,
“The Hurt Locker” della Bigelow. Tutti i dettagli nel film sono estremamente
accurati, specie nelle sequenze di EOD. Per chi invece non ha problemi con il francese
consiglio il film “Force Speciales”, dove abbiamo una produzionefrancese di
alto livello, ovviamente con una trama piuttosto semplificata, ma una buona
rappresentazione delle attività delle Forze Speciali francesi in Afghanistan ed
altre zone “d’interesse” della Francia nel mondo. Tattiche ed equipaggiamenti
realistici.
Esiste invece un film italiano sull’argomento?
Assolutamente no. E tenendo conto dei comici e
ridicoli tentativi di film d’azione/Serial Tv che si sono avvicendati negli
anni, è meglio che in Italia si continui a produrre commedie brillanti e remake
di commedie brillanti. Proprio il nostro cinema non ha la “testa” (e i soldi)
per fare cose serie d’azione.
Una cellula terroristica islamica esegue un attentato sul suolo italiano, ma per una serie d’eventi, il bersaglio non è quello voluto.
Questo permette ai Servizi di poter dare una versione dei fatti fittizia.
Allo stesso tempo il protagonista arriva vicino alla verità, attirando su di sé l'attenzione dei Servizi.
Intanto la rete di cellule terroristiche dormienti in Italia s’attiva per compiere un attacco direttamente contro il Presidente del Consiglio.
Questa volta la rappresaglia militare è inevitabile: una forza mista di Forze Speciali italiane ed americane darà la caccia ai terroristi.
L'idea del romanzo scaturisce da una simulazione di vulnerabilità del territorio nazionale ipotizzato dal SISMI nel 1994.
La storia ha come sfondo l'Italia che sarà, tra i problemi quotidiani dei protagonisti ed il ruolo internazionale dell’Italia, vengono affrontati temi come il controllo dei media, il rapporto dei neo-covertiti islamici con la società.
Quando uscirà nei cinema (il 4 di Aprile 2012) lo andrò a vedere e ne farò qui una recensione tecnica dettagliata proprio su questo Blog. Dal trailer si nota uno sforzo produttivo assolutamente lodevole, ma certe sequenze balzano subito all'occhio con delle grossolane semplificazioni nell'uso e nel rappresentare le prestazioni delle armi e nel CQB.
E quando si sbandiera un po' troppo sfacciatamente in un film che è "realistico", 9 su 10, è l'opposto.
Vedremo. Anche perché, per tutto il 2012, non sono previsti altri film di questo tipo...